IL PERICOLOSO SEME DELL’INTOLLERANZA
di Gabriella Felchilcher
Non passa ormai giorno senza che la parola “sicurezza” venga pronunciata: la mancanza di sicurezza come percezione dei cittadini, il problema della sicurezza come tema dominante delle campagne elettorali, il bisogno di sicurezza come medicina per combattere le nostre paure.
E questa mancanza di sicurezza viene percepita da tutti i cittadini, siano essi di destra o di sinistra e viene, inevitabilmente, legata allo straniero, al diverso, nonostante da più parti si continui a dire che i reati sono in calo, nonostante i delitti più efferati vengano spesso compiuti da italiani, nell’ambito familiare o vicinale
Con l’aumentare della paura, cresce anche la voglia delle ronde, che è figlia di questa doppia carenza sia pubblica che privata, perché non ci sarebbe bisogno di ronde se le forze dell’ordine avessero un sistematico controllo del territorio così come avviene in molte città europee. Tutto questo non si potrà realizzare fino a quando il governo (di qualsiasi colore) non darà più soldi a coloro che sono preposti a svolgere il lavoro di prevenzione e controllo e fino a quando non si avrà la certezza della pena con processi in tempi rapidi.
Ma si impone anche una riflessione a livello individuale e di amministrazioni locali. La nostra società è insicura anche perché ognuno di noi si fa un po’ troppo i fatti propri, senza sentire alcuna responsabilità per gli spazi comuni. In assenza di un minimo di senso civico, si preferisce delegare ai pubblici amministratori la soluzione dei mali. E, a questo proposito, è singolare leggere sulla stampa locale come, quegli stessi amministratori che per anni hanno autorizzato la costruzione di nuove abitazioni in alcuni paesi dell’alto mantovano (seconde e terze case affittate a prezzi tutt’altro che calmierati senza porsi il problema di chi le avrebbe occupate) ora, cavalcando la voglia di sicurezza dei cittadini, non trovino di meglio che pensare a restrizioni per la residenza di quegli stranieri che non dimostrino un reddito minimo. Bella soluzione davvero! Non si accettano gli stranieri e si fanno emigrare verso comuni confinanti più ospitali, questo modo di fare ricorda quelle persone che tagliano l’erba del loro giardino e svuotano gli scarti ai bordi dei fossi o delle strade perché l’importante che in casa propria tutto sia in ordine!
Si ignora, tra l’altro, che il TAR della Lombardia ha accolto la sospensiva di questo provvedimento, perché non si può chiedere più sicurezza e nello stesso tempo rendere non più identificabili gli stranieri, escludendoli dall’anagrafe.
Pensare di “garantire un’elevata qualità della vita” con questi mezzi, come dichiarato recentemente da un amministratore pubblico dell’alto mantovano, è becera propaganda elettorale. Quale sarà la prossima grande idea? Forse quella di fare la stessa cosa per gli italiani senza reddito minimo? Viene da pensare che questo non sia tanto un modo per garantire la sicurezza, ma piuttosto un sistema per evitare che escano soldi dalla casse comunali, penalizzando i servizi alla persona. Associare il bisogno sacro santo di sicurezza con l’allontanamento degli stranieri è un modo per scatenare l’intolleranza e di conseguenza la rabbia per il diverso, perché è ormai convinzione comune che siano solo gli stranieri quelli che rubano, quelli che spacciano, quelli che se ne approfittano, quelli che non rispettano le leggi, varrebbe forse la pena di fermarsi un momento a pensare che quei “diversi” sono invece tra di noi….
Tag: intolleranza, sicurezza, SOLFERINO
19 maggio 2008 at 21:19
Quello che dice in merito allo straniero è vero. Puntiamo il dito contro lo straniero ma in effetti c’è un’intolleranza anche tra di noi italiani. La cronaca è piena tutti i giorni. Penso che in base al periodo che stiamo vivendo sia opportuno che lo Stato intervenisse con leggi. Sono stato testimone di liti tra vicini per motivi veramente futili ma che a lungo andare la psiche di una persona può portare a dei risvolti decisamente esasperati e quindi intervengono le forze dell’ordine a fatto compiuto.
25 maggio 2008 at 12:34
Ho letto con molto interesse il suo articolo,condivido in gran parete il suo pensiero, ma ritengo che ci siano anche altre responsabilità per quasi tutta l’immigrazione clandestina e non
a)Gli industriali italiani che con la scusa dei costi della manodopera tengono i salari bassi cosi’ da scoraggiare la forza lavoro italiana.
b) I sindacati che hanno trovato in queste nuove braccia….tessere per autoalimentarsi
c) La chiesa in grave crisi di vocazioni trova parte dei nuovi preti proprio negli extracomunitari.
Sicuramente la mia analisi le potrà sembrare banale ma forse è ora che questo paese (nel quale non vivo più) diventi grande.