Contributi per aprile, 2010

25 Aprile 1945 – 2010

martedì 20 aprile 2010

FESTA DI LIBERAZIONE

DALLA DITTATURA ITALIANA

 

Cosa ricordare dopo 65 anni ?

 

La proposta ministeriale attuale

e’ di togliere dai testi di storia

gli avvenimenti della Resistenza Partigiana,

della liberazione dalla dittatura fascista

per giungere alla Costituzione

democratica che viviamo.

 

Davanti a questi soprusi come non ricordare:

 

ORA E SEMPRE RESISTENZA !!!

 

Medole 25 Aprile 2010

 

Giovanni B. Ruzzenenti

1 Maggio a Medole

sabato 17 aprile 2010

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ANNIBALE E’ ALLE PORTE?

sabato 17 aprile 2010

Il mio amico Antonino Zaniboni, commentando il risultato elettorale di Mantova, ha affermato che sino a quando questa sinistra, per nascondere le proprie divisioni, griderà che “Annibale è alle porte” non vincerà mai.

L’emerito Onorevole non ha capito che Annibale è già entrato profondamente (e subdolamente) in Italia e che ha già vinto molte battaglie (compresa quella di Mantova),  preparandosi a vincere anche quella conclusiva di Canne.

Questa vittoria finale, f acilmente prevedibile se gran parte della cosiddetta “opinione pubblica” non si risveglierà in tempo utile dall’ ”incantesimo carismatico” che Annibale ha saputo magistralmente diffondere, porterà al definitivo sfascio morale e civile (oltre che economico) della Nazione.

Quella del comune di Mantova è stata una battaglia vinta da uomini che ritengo onesti, capaci e volonterosi e che sicuramente amministreranno bene la Città, ma che inconsapevolmente, e quindi in buona fede, stanno dando una mano per la vittoria finale di Canne, anche invitando, come presumo abbiano già fatto, Annibale a Mantova a festeggiare la caduta dell’ ultimo baluardo “comunista” della Lombardia.

L’Emerito onorevole ha affermato altresì che occorre guardare alla “Civitas” e al suo interesse senza pregiudizi ideologici: ciò sarebbe vero e auspicabile se non incombesse la sconfitta di Canne.  Come Annibale sta diffondendo l’etica dell’“interesse individuale” senza Società (sempre più spesso coincidente con l’individualismo della sopravvivenza), Antonino propugna, in nome del “mitico” programma amministrativo,  l’interesse della “Civitas” senza guardare all’interesse della Nazione.

Dopo le regionali – ringraziamenti

venerdì 9 aprile 2010

Desidero ringraziare di cuore quanti mi hanno sostenuto in questa bellissima corsa elettorale e mi hanno permesso di ottenere un risultato ragguardevole nell’asolano, nell’alto mantovano e nel  territorio della provincia di Mantova.
Tale risultato è stato il segno non solo di un’attestazione di stima nei confronti della mia persona, ma anche di una coralità d’impegno e di un’assunzione importante di responsabilità da parte di molte persone e di molti circoli, impegnati a “tenere” sul fronte dei valori della solidarietà, della legalità, dello democrazia, dello sviluppo sostenibile.
Ringrazio molte donne e molti uomini che a fronte di un minimo impegno economico (un centesimo di alcune campagne eccellenti) hanno messo in campo grandi risorse umane fatte di passione, intelligenza e generosità.
E’ stata una bella esperienza umana e politica fatta di tessitura di rapporti, ascolto, progettualità e radicamento sul territorio. Un’esperienza da capitalizzare con perseveranza e tenacia perchè c’è un lungo deserto da attraversare, fatto di paura, disaffezione alla politica, regresso culturale e di cittadinanza.
Il Partito Democratico ha tenuto ed è forte dei valori di fondo che lo sostanziano e delle persone di valore che lo costituiscono, che sono tante e diverse, in una pluralità di apporti che è la sua ricchezza.
Pluralità di apporti ben evidenziata dalle tre candidature espresse (io, Marco Carra, Giovanni Pavesi), rappresentative di istanze, tematiche, competenze diverse, ma complementari e volte agli obiettivi comuni di un progetto politico che continuerà a crescere e rafforzarsi in un partito aperto, coraggioso, generoso e coerente. Il lavoro continua per opporre alla distruttività dello tsunami dei disvalori la barriera dei valori  della nostra Costituzione.
Un augurio di cuore di buon lavoro a Giovanni Pavesi, il nostro consiliere eletto e a tutti noi che in stretta relazione con lui continuiamo nel nostro impegno.
Grazie a tutte (grandi le donne) e a tutti.

Lettera di chiarimento di Ichino a articolo di Repubblica

martedì 6 aprile 2010

LA REPUBBLICA DA’ NOTIZIA IN MODO UN PO’ SCANDALISTICO DI UNA RIUNIONE A PORTE CHIUSE DEI SOCI DELLA “FONDAZIONE SCUOLA DI POLITICA” DEL PD – SI E’ DISCUSSO NON DELLA NASCITA DI UNA NUOVA CORRENTE, CHE NESSUNO PROPONE, MA DEL MODO IN CUI IL PD PUO’ PORSI NELLE CONDIZIONI MIGLIORI PER COGLIERE IL VENTO NUOVO, NON APPENA ESSO INCOMINCERA’ A SOFFIARE

Lettera a La Repubblica, 5 aprile 2010, in riferimento a un articolo pubblicato dallo stesso quotidiano il giorno precedente, intitolato: “‘No a Veltroni capo di Democratica’ - Rivolta nella Fondazione, slitta il lancio”

Caro Direttore,
sulla Repubblica del giorno di Pasqua Goffredo De Marchis attribuisce a me, oltre che ad altri due senatori del PD - Tiziano Treu e Massimo Livi Bacci - una frase che non ho mai pronunciato né pensato: “No a Veltroni capo di Democratica” (virgolettato nel titolo). L’articolo si riferisce a una riunione a porte chiuse dei soci della Fondazione Scuola di Politica, alla cui nascita ho contribuito due anni fa; nella riunione, svoltasi a Roma il 30 marzo scorso, si è discusso del progetto di trasformare questa Fondazione in un centro di studi e formazione presieduto da Walter Veltroni e più immediatamente ispirato alla sua visione strategica del ruolo del Partito democratico: “Democratica”, appunto. Di questo progetto, come parte di un progetto più ampio di rilancio dello stesso Partito secondo la sua ispirazione originaria, si parla da alcuni mesi; e fin da quando si è incominciato a parlarne ho manifestato la mia disponibilità a continuare a collaborare alla Fondazione anche in questa sua nuova e più specifica missione, perché condivido pienamente quella visione strategica (non è dunque mia neppure la frase che mi viene attribuita con il virgolettato nell’occhiello, secondo la quale la Fondazione diventerebbe così “un’arma in mano ai vecchi leader”). Nella riunione del 30 marzo ho soltanto espresso la mia richiesta che il lancio di questo progetto avvenga in modo tale da rendere ben chiaro e inequivocabile che non si tratta della nascita di una nuova corrente all’interno del Partito Democratico e che non stiamo chiedendo le dimissioni del suo Segretario, eletto soltanto cinque mesi or sono: non è certo di un ennesimo cambio di segreteria o di nuove contrapposizioni personali al vertice che il Partito democratico ha bisogno in questo momento, quanto semmai di una maggiore coesione interna e capacità di comunicazione esterna del suo ricco patrimonio programmatico, perché il partito stesso sia pronto a cogliere e assecondare il vento nuovo, non appena esso incomincerà a soffiare. Ciò che – credo – incomincerà ad accadere assai prima di quanto non si pensi.
            Pietro Ichino