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giovedì 27 maggio 2010

Il giorno 28 maggio, alle ore 21 presso la sala consiliare di Medole, il coordinamento dei Circoli dell’Alto Mantovano-Asolano ha organizzato un incontro per iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico con la presenza di Giovanni Pavesi e dell’on. Marco Carra.
L’incontro ha l’obiettivo di creare un legame stretto con i circoli del nostro territorio per le iniziative parlamentari e regionali che potranno essere portate avanti dai nostri due rappresentanti.
La Gazzetta di Mantova — 18 maggio 2010 pagina 12 sezione: CRONACA
Il comune di Medole è tra i primi a lanciare l’allarme. «E’ una cosa da non credere – sottolinea il sindaco Giambattista Ruzzenenti – e lo dico perchè ho avuto amici colpiti da infarto salvati dall’automedica. Se ci portano via il servizio salta tutto il bel discorso del progetto Mantova Emergenza Cuore, per il quale ci siamo sempre vantati di essere stati tra i primi in Europa». Il primo cittadino di Medole snocciala anche dei dati: «Il servizio di automedica a Castiglione è nato nel 1996 con i medici dell’Asl 12 ore al giorno, per passare poi tre anni dopo alle 24 ore. Oggi copre tutto il distretto dell’Alto Mantovano e a richiesta della centrale operativa di Brescia anche il Basso Garda e la Bassa Bresciana visto che l’ospedale di Desenzano e quello di Montichiari ne sono sprovvisti». Per Ruzzenenti la declassazione della postazione da soccorso avanzato (con medico a bordo) a soccorso di base infermierizzato mette a rischio la gestione del soccorso sugli infartuati secondo il protocollo Mantova Emergenza Cuore e altri interventi per salvare vite umane. «Così – sbotta – facciamo un salto indietro di quattordici anni. Col Mantova Emergenza Cuore il paziente colpito da infarto viene trattato sul territorio e portato in ospedale, in Emodinamica per l’angioplastica, senza passare dal pronto soccorso, accorciando così i tempi per la diagnosi e il trattamento. Poi mi chiedo anche se sarà possibile continuare col progetto per la gestione della sindrome neurologica acuta, l’ictus, e il trattamento il loco per i traumi gravi, gli incidenti stradali, gli infortuni sul lavoro, quelli domestici, le sindromi respiratorie che si risolvono con l’intubazione e i farmaci salvavita, manovre che vengono garantite col mezzo di soccorso avanzato. Inoltre – conclude Ruzzenenti – non dimentichiamo che i medici dell’emergenza territoriale durante le attese si sono sempre occupati anche della gestione del pronto soccorso». (bo)
“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.
Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.
Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.
Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.
Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.
Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.
Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).
C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.
Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).
La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)
Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.
Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?
Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.