Alziamo il “tasso di riformismo”
A proposito di regole per il mercato del lavoro e regolamentazione del diritto di sciopero credo che il Partito Democratico stia esercitando una sorta di strabismo ideologico: un occhio verso la “sinistra” e la CGIL in particolare, un occhio verso “le riforme”, incarnate principalmente dal pensiero e dalla attività di Pietro Ichino.
Io credo che le idee e le proposte di Ichino siano rispettose delle aspettative dei lavoratori e dei giovani e anche molto rispettose dei diritti dei cittadini. Credo che il partito dovrebbe farle proprie e penso che anche noi, intendo a livello provinciale, potremmo provare a dire la nostra, senza strabismi. Confrontandoci in particolare su due proposte molto concrete.
Inizio col disegno di legge sullo sciopero virtuale del 29/10/2008 a firma di ICHINO, TREU, MORANDO, BONINO, ADRAGNA, BLAZINA, BIONDELLI, CECCANTI, GHEDINI, NEROZZI, PASSONI, PERDUCA, PORETTI, ROILO, TONINI.
“Per sciopero virtuale deve oggi intendersi la forma di agitazione collettiva che un sindacato o una coalizione di altro genere possono scegliere di proclamare in alternativa rispetto allo sciopero tradizionale, soprattutto in un settore di servizi pubblici, al fine di esercitare pressione sulla controparte imprenditoriale in modo diretto, incidendo immediatamente sul suo bilancio, ma senza recare pregiudizio agli utenti del servizio o alla collettività, comunque senza distruzione di ricchezza. A seguito della proclamazione dello sciopero virtuale, i lavoratori che vi aderiscono continuano a svolgere regolarmente le proprie mansioni, rinunciando tuttavia alle rispettive retribuzioni, mentre l’azienda è obbligata a devolvere a un’iniziativa socialmente utile previamente individuata una somma pari a un multiplo dell’ammontare delle retribuzioni stesse.”
“Va peraltro osservato in proposito che, nel comparto dei servizi pubblici e in particolare in quello dei trasporti urbani, oggi lo sciopero tradizionale sovente produce un costo assai limitato, quando non porta addirittura effetti positivi per il suo bilancio (nel caso assai frequente in cui il servizio è erogato in perdita, essendo prevalentemente finanziato con contributi pubblici); produce invece per gli utenti e l’intera collettività costi sovente del tutto sproporzionati rispetto al valore della controversia.”
Un sistema per “far pagare alla azienda” il costo dello sciopero redistribuendolo in forme socialmente utili e, nel caso del comparto pubblico, senza recare danno ai cittadini. Se ne dovrebbe discutere senza “no” preconcetti e senza pregiudiziali ideologiche.
(vedi http://www.pietroichino.it/?p=385)
Il secondo punto è il “IL PROGETTO PER LA TRANSIZIONE ALLA FLEXSECURITY”
Un mondo diviso a metà: è questa la condizione effettiva in cui si trova oggi il mercato del lavoro italiano, diviso al suo interno fra lavoratori garantiti e non garantiti. Circa nove milioni di lavoratori sono tutelati dai meccanismi di protezione consolidatisi negli anni mentre altri nove milioni di cittadini stanno, ancora oggi, al di fuori di qualsiasi rete di sostegno. Basterebbe questa istantanea per comprendere quanta strada vada ancora percorsa per disporre di un mercato del lavoro davvero includente ed equo. Una politica riformista forte e riconoscibile deve poter esprimere, proprio su questo nodo irrisolto, il massimo della sua proposta modernizzatrice; e il Partito democratico può essere il motore di questo sforzo teso a sperimentare soluzioni percorribili per superare uno stato di fatto insostenibile (Maurizio Martina su l’Unità del 29 gennaio 2009).
Per tutti assunzione a tempo indeterminato da subito, più libertà di licenziamento e una forma assicurativa contro la disoccupazione. Il progetto è a mio avviso veramente interessante e innovativo e varrebbe la pena spendere del tempo per approfondirlo e confrontarci tra di noi.
Segnalo:
La scheda predisposta per la campagna elettorale della primavera 2008
La scheda sintetica predisposta per la Consulta del Lavoro e del Welfare del PD, gennaio 2009
Una presentazione del progetto in formato power point (6 febbraio 2009)
Se fossimo uniti si temi di questo tipo potremmo incalzare da una parte il governo e dall’altra gli stessi sindacati. Cosa ne pensate?
11 marzo 2009 at 1:08
Sono completamente d’accordo con Ilario: il tema del lavoro, nelle sue varie e possibili applicazioni, in particolare in un momento come questo, deve essere l’elemento centrale che caratterizza l’azione del nostro partito.
Un motivo in più per cercare momenti di confronto e di riflessione.
Speriamo, come più volte promesso, sia possibile farlo attraverso la presenza di Pietro Ichino in uno dei teatri del nostro territorio.