La legge è uguale per tutti
domenica 7 marzo 2010La legge è uguale per tutti: “dura lex sed lex”, ma negli ultimi anni siamo passati alla legge ad personam e ora alla legge “ad listas”.
La legge è uguale per tutti: “dura lex sed lex”, ma negli ultimi anni siamo passati alla legge ad personam e ora alla legge “ad listas”.
Riprendo alcuni passaggi per me significativi di uno scritto di Anna Casella che già ha contribuito al nostro portale con riflessioni su stranieri, integrazione … e lega.
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Chi può imporre la sua verità impone “la” verità.
Il discorso politico si costruisce oggi dando libero corso a modi di vedere, di sentire, di parlare che erano tabù fino a qualche decennio fa.
C’era un “non detto” e un “non dicibile” (magari anche un po’ ipocrita) che non entrava nel linguaggio della politica, un “politicamente corretto” che non permetteva ad esempio, di mettere in discussione l’eguaglianza, di chiamare bingo bongo i neri…..
Uno poteva anche sentirsi a disagio davanti agli stranieri o agli zingari ma mai si sarebbe vantato di essere razzista.
Oggi lo fa. E trova chi gli dà ragione. Anche ad alti livelli, anche sui giornali, alla televisione. Anche in Parlamento.
Ci domandiamo abbastanza quanti “imprenditori di odio” esistano e “lavorino” oggi in Italia? Dove siano?
Un cartello con una bella bambina bionda e la scritta “Sì ai bambini padani” è già razzismo.
Soft, gentile e accattivante ma opera con criteri razzisti per un progetto politico. E se nessuno della comunità, neanche il parroco, interviene per dire che non va bene, è già complicità.
Credevo di essermi tristemente rassegnata alla deriva del nostro Paese, imbrigliato in una forma di autoritarismo nemmeno tanto velato. Ormai il bavaglio all’informazione, gli attacchi ai giudici, leggi devastanti celate tra le pieghe di decreti mille proroghe sono all’ordine del giorno.
Poi è scoppiato il caso Bertolaso, per quel che si può capire il solito caso di corruzione ormai un classico in questa Italietta alla deriva. Ed ecco che esco dalla mia rassegnata apatia: ma come? quando succede qualcosa ad un politico del centro-sinistra quella schiera di benpensanti che ci governa urla allo scandalo, ne chiede le dimissioni a gran voce, le ottiene. Poi questi splendidi esempi di rettitudine, non contenti, fanno partire una campagna mediatica urlata, tesa a dimostrare che la sinistra non ha più lo scettro della moralità.
Per Bertolaso invece le dimissioni non vengono accettate, anzi parte la campagna di attacco ai giudici.
Brutta faccenda quella di Guidizzolo.
Per tanti motivi: la non condivisione di scelte, la reazione emotiva di una comunità non preparata a decisione prese altrove. Lega contro lega.
Ma per forza: dove vige il principio dell’interesse individuale, del “mors tua vita mea”, dell’egoismo sostanziale anche gli “amici” leghisti non vengono considerati, soprattutto se sono di un’altra provincia, magari “un pò più a sud” (non si è mai a nord abbastanza).