Incontro pubblico: “La Decrescita Felice”
martedì 25 ottobre 2011

… NEANCHE UN PRETE PER CHIACCHIERAR
Mai sentito un silenzio così assoluto, cielo azzurro, sole caldissimo. Giornata da mare, da lago, da monti.
Per varie venture sono a casa.
Ormai sono due mesi che mi sono insediata come assessore provinciale. Dopo la buriana iniziale dell’entrata in carica, presa visione del più grosso, conosciute tante persone, impostate delle iniziative… c’è un momento per pensare. Pensare a tutto quello che c’è da fare e a tutta la responsabilità del caso. Bisogna dare una risposta alle persone, bisogna dare delle opportunità. Il momento è davvero difficile. Difficile non solo economicamente, che è fattore basilare di benessere , ma anche socialmente, psicologicamente, antropologicamente direi. Si registra una difficoltà complessiva, un disagio generalizzato. I fatti di Londra, ma anche di Philadelphia sono fatti inquietanti. Rivolte e violenza senza né capo ne’ coda, senza obiettivi precisi, neppure ascrivibili a specifici gruppi etnici o sociali. Però si accomunano per il fatto di avere per attori, giovani che esprimono una collettiva volontà distruttiva.
Sono espressione di un comune disagio giovanile, una rabbia contro un mondo che non offre prospettiva, contro una diffusa cultura mediatica schiacciata sul presente, sull’attimo da cogliere e sul vuoto incombente.
Ad una attenta riflessione l’idea di risorsa è nel concetto stesso di cultura. Come sottolinea acutamente Zygmund Bauman (Vita liquida, 2005, p.49), cultura dalla metà del ‘700 indica “attività finalizzata”. Ed è legata ad una concezione degli esseri umani non come “dati in modo non problematico, anelli preordinati della catena divina, ma come elemento duttile, urgentemente bisognoso di restauro e/o miglioria”
Etimologicamente deriva da “colere” che significa coltivare, riferito all’agricoltura, ma anche alla divinità, poiché ha in sé la sacralità dell’auspicio, della “messa a frutto”. “Colere” per avere il favore della terra, della natura e degli dei. Da qui termini che apparentemente sembrano lontani, ma che appartengono allo stesso campo semantico: culto, colto, coltura, cultura.
Cultura, ha poi in sé anche l’idea di futuro, di imminenza, di proiezione, progetto e intenzione che è nella sua forma cristallizzata dell’antico participio futuro.
Finite le sbornie elettorali e referendarie si torna, forse, ad avere più tempo per qualche considerazione politica di lungo respiro.
Sul tema del precarietà nel mercato del lavoro, pur avendo il Partito Democratico una posizione ufficiale sostenuta da Piero Fassina (basata sull’ipotesi semplice ma anche troppo semplificativa che basti aumentare sensibilmente i contributi a carico degli “atipici” per risolvere il problema), rimane viva e tonica l’ipotesi della flexsecurity di cui il senatore Ichino è da sempre il portavoce più autorevole e attivo.
Alla Assemblea Nazionale sul Lavoro del PD (Genova 17,18 giugno 2011) il tema è ovviamente ritornato a galla con un bel documento (tra gli altri) di parlamentari, studiosi e dirigenti PD intitolata “Per dare valore al lavoro“, sottotitolo “LE LINEE ESSENZIALI DI UN’INIZIATIVA INCISIVA, CAPACE DI SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO E AL TEMPO STESSO DI ADATTARE IL NOSTRO SISTEMA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE“.
Consiglio la lettura del documento (segui il link qui).
Le vicende del convegno sono state riprese da Dario di Vico in un articolo sul corriere LE SCELTE DEL PD SUL LAVORO: MENO LIBERALI PIU’ LABURISTI.
Il titolo è chiaro e secondo me condivisibile. L’argomentazione di fondo è che il Programma di Veltroni al Lingotto nel 2008 ha rappresentato il momento in cui il liberalsocialismo italiano è sembrato darsi le ali per volare, oggi invece si sta attrezzando a recuperare una visione più tradizionale, diciamo (neo) laburista.
Più tranquilla da un punto di vista elettorale (siamo forse sicuri di non perdere consenso a sinistra, Vendola permettendo) ma poco coraggiosa e incapace di intercettare quell’elettorato mobile (non chiamiamolo più “di centro” o “moderato”, visto che ci ha fatto superare il quorum ai referendum e ha votato candidati non certo moderati a Milano e Napoli) che assegna al Partito Democratico, secondo le statistiche, il più ampio bacino elettorale potenziale, capace di portarlo oltre il 40%.
Il documento di Ichino (cofirmato comunque anche da Michela Salvati e Enrico Morando tra gli altri) ha smosso alcune acque portando Veltroni (e in parte anche Chiamparino su un altro comunicato stampa) a scrivere due righe di appoggio ufficiale al documento (leggi qui il testo), come dire: lo spirito del Lingotto sul tema rimane, almeno da parte del suo ispiratore!
Per gli appassionati consiglio anche la lettura di commenti di Ivan Scalfarotto, vice-presidente PD, tra i firmatari del documento e di Andrea Sarubbi, che abbiamo citato più volte in questo portale in quanto co-firmatario con Fabio Granata di Futuro e Libertà di una proposta di legge per estendere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia.
Insomma la flexsecurity nel PD non è morta e credo che, per il nostro territorio (Alto Mantovano), sia un tema che possa ottenere un suo specifico e attento interesse, sia da parte dei lavoratori che da parte degli imprenditori.
… prossimamente su questi schermi.
La precipitosa retromarcia del Governo nei confronti del programma nucleare italiano conferma quello che ormai da tempo si era già capito: che sui temi industriali ed infrastrutturali il centrodestra non ha una propria progettualità e va al rimorchio dei sondaggi e degli umori della gente.
Che questo fosse l’andazzo si era capito con il caso Marchionne: mentre la Germania spinge la sua economia mettendo in campo forti politiche industriali, in casa nostra siamo rimasti per mesi senza il ministro per le attività produttive, la gestione delle problematiche di Pomigliano d’Arco e Mirafiori sono state gestite dal Ministro del Welfare e alla fine si è deciso di favorire lo scontro sociale tra impresa e lavoratori, sperando di ricavare un utile politico dalla divisione dei lavoratori e dei sindacati.