Contributi per la categoria
‘IL PROFILO RIFORMISTA’

Come parlare ai lavoratori?

sabato 8 maggio 2010
Come parlare ai lavoratori?
“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.
Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.
Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.
Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.
Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.
Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.
Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).
C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.
Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).
La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)
Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.
Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?
Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.

Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.

Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.

Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.

Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.

Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.

Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).

C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.

Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).

La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)

Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.

Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?

Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE: UN PRO-MEMORIA IN 10 PUNTI PER IL PD

venerdì 8 gennaio 2010

Riprendo dall’ottimo e sempre aggiornato sito web del senatore Pietro Ichino (il link con gli ultimi articoli usciti è sul nostro portale in basso a destra) la sintesi del saggio di Massimo Livi Bacci, professore ordinario di demografia nell’Università di Firenze sul tema dell’immigrazione.

L’IMMIGRAZIONE E’ UN FENOMENO STRUTTURALE IN QUALCHE MISURA NON EVITABILE, DEL QUALE PERALTRO L’ECONOMIA DEL PAESE HA UNA NECESSITA’ PERMANENTE E CRESCENTE. ESSO PUO’ E DEVE ESSERE LIMITATO E DISCIPLINATO IN MODO PRAGMATICO ED EFFICIENTE.

Premessa

Con quasi quattro milioni e mezzo di stranieri regolari, e un numero imprecisato di irregolari, il paese è confuso. La crisi economica, il dibattito sulla sicurezza, le pulsioni xenofobe oscurano il quadro. Il PD è esitante tra la tentazione di non essere in “ritardo” sul tema della sicurezza e il richiamo della sua anima riformista e progressista. La destra procede con una politica contraddittoria, con gli assurdi irrigidimenti del “pacchetto sicurezza”, temperati dalla scarsa volontà di applicarne le norme, e dalla recente sanatoria per colf e badanti.

Il PD deve urgentemente riprendere il dibattito, ribadire le sue posizioni, avanzarne – se trova il consenso – di nuove e innovative. Questo appunto è un tentativo di contribuire al dibattito in vista di una posizione  politica più chiara.

(continua…)

“Una buona fetta di elettorato accetta…”

mercoledì 18 novembre 2009

La sfida del Pd non è perduta

Europa – 17 novembre 09

Ora che la scelta di Francesco Rutelli si è compiuta, con la presentazione di Alleanza per l’Italia, provo a riassumere le cose che ho detto in queste settimane a tanti amici preoccupati e addolorati dopo anni di lavoro comune. La premessa è che la scelta di Rutelli merita rispetto. E non lo dico solo in nome dell’antico sodalizio che mi lega a Francesco, Linda e altri che sono usciti dal Pd. Merita rispetto in sé, il rispetto che si deve alle scelte politiche trasparenti e in un certo senso coraggiose. Certe reazioni arroganti riflettono solo miopia e cattive abitudini, le stesse che da mesi cercano di marginalizzare o addirittura sospingere fuori dal Pd chi nuota controcorrente. (continua…)

Niente tornerà come prima

martedì 20 ottobre 2009

Le ultime elezioni amministrative ed europee hanno decretato lo strapotere, in Italia e in Europa, delle destre, da sempre promotrici di una cultura liberista ed individualista. Questa cosa mi lascia perplesso, visto che, proprio quel modello sociale e di sviluppo ci ha portato a questa grave crisi economica che oggi ci tormenta.

La popolazione ha dato quindi fiducia ad una politica che in questi anni ha perseguito la strada, come diceva Pasolini, di uno sviluppo senza progresso, indebolendo nel tempo il ceto medio e la classe operaia.

Sono dell’idea che niente tornerà come prima, anche perché il mito della crescita infinita resta solo un’utopia; per ovvi motivi non si può pensare che ogni azienda di questo mondo aumenti sempre più la sua produzione, e non si può pensare che ogni consumatore di questo mondo aumenti sempre più l’acquisto di beni e servizi.

È del tutto evidente che per ridare futuro e speranza a tutti noi si deve intraprendere la strada del cambiamento e convincere le persone di questo.  Il partito democratico e tutti i movimenti riformisti d’Europa, hanno il compito e il dovere, di fronte a questa situazione stagnante e controproducente, di proporre un nuovo modello sociale ed economico, di trasmettere nuovi valori, partendo da tre semplici principi, lasciati per troppo tempo da parte: giustizia, eguaglianza e libertà. Il cammino sarà lungo e difficile, ma bisogna iniziare prima che sia troppo tardi.

Biancardi Matteo
circolo PD di Goito

C’è un progetto PD per la società multiculturale?

giovedì 9 aprile 2009

Anna Casella Paltrinieri, di Castelgoffredo, ricercatrice e professore aggregato di Antropologia culturale. Insegna alla Cattolica e tiene corsi in vari altri istituti di studi e di ricerca.

Con un suo articolo breve ma tagliente variamo la sezione “IL PROFILO RIFORMISTA”, in cui cercheremo di raccogliere contributi di tipo teorico su temi fondamentali e proposte forti che si muovono dentro il PD.

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C’è un progetto Pd per la società multiculturale?

Devo dire che sono molto contenta del corso che sta prendendo il PD. Ho sentito domenica il discorso di Franceschini a conclusione dell’incontro di Amalfi e mi sono rallegrata. Le idee espresse sulla green economy come modo per uscire dalla crisi, sul no al nucleare (grazie a Dio) e sulla ricerca piuttosto di energie alternative, ma anche il costante appello ai giovani, mi paiono finalmente buone idee, alternative al non pensiero della destra. Così l’insistenza sui valori e sulla importanza di costruire su questi (e non sugli interessi) il progetto politico.
C’è però un argomento che, mi pare, emerge ancora poco e non ne capisco il perché. È l’argomento relativo alla società multiculturale.

(continua…)