Contributi per la categoria
‘IL PROFILO RIFORMISTA’

Per dare valore al lavoro

domenica 26 giugno 2011

Finite le sbornie elettorali e referendarie si torna, forse, ad avere più tempo per qualche considerazione politica di lungo respiro.

Sul tema del precarietà nel mercato del lavoro, pur avendo il Partito Democratico una posizione ufficiale sostenuta da Piero Fassina (basata sull’ipotesi semplice ma anche troppo semplificativa che basti aumentare sensibilmente i contributi a carico degli “atipici” per risolvere il problema), rimane viva e tonica l’ipotesi della flexsecurity di cui il senatore Ichino è da sempre il portavoce più autorevole e attivo.

Alla Assemblea Nazionale sul Lavoro del PD (Genova 17,18 giugno 2011) il tema è ovviamente ritornato a galla con un bel documento (tra gli altri) di parlamentari, studiosi e dirigenti PD intitolata “Per dare valore al lavoro“, sottotitolo “LE LINEE ESSENZIALI DI UN’INIZIATIVA INCISIVA, CAPACE DI SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO E AL TEMPO STESSO DI ADATTARE IL NOSTRO SISTEMA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE“.

Consiglio la lettura del documento (segui il link qui).

Le vicende del convegno sono state riprese da Dario di Vico in un articolo sul corriere LE SCELTE DEL PD SUL LAVORO: MENO LIBERALI PIU’ LABURISTI.
Il titolo è chiaro e secondo me condivisibile. L’argomentazione di fondo è che il Programma di Veltroni al Lingotto nel 2008 ha rappresentato il momento in cui il liberalsocialismo italiano è sembrato darsi le ali per volare, oggi invece si sta attrezzando a recuperare una visione più tradizionale, diciamo (neo) laburista.

Più tranquilla da un punto di vista elettorale (siamo forse sicuri di non perdere consenso a sinistra, Vendola permettendo) ma poco coraggiosa e incapace di intercettare quell’elettorato mobile (non chiamiamolo più “di centro” o “moderato”, visto che ci ha fatto superare il quorum ai referendum e ha votato candidati non certo moderati a Milano e Napoli) che assegna al Partito Democratico, secondo le statistiche, il più ampio bacino elettorale potenziale, capace di portarlo oltre il 40%.

Il documento di Ichino (cofirmato comunque anche da Michela Salvati e Enrico Morando tra gli altri) ha smosso alcune acque portando Veltroni (e in parte anche Chiamparino su un altro comunicato stampa) a scrivere due righe di appoggio ufficiale al documento (leggi qui il testo), come dire: lo spirito del Lingotto sul tema rimane, almeno da parte del suo ispiratore!

Per gli appassionati consiglio anche la lettura di commenti di Ivan Scalfarotto, vice-presidente PD, tra i firmatari del documento e di Andrea Sarubbi, che abbiamo citato più volte in questo portale in quanto co-firmatario con Fabio Granata di Futuro e Libertà di una proposta di legge per estendere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia.

Insomma la flexsecurity nel PD non è morta e credo che, per il nostro territorio (Alto Mantovano), sia un tema che possa ottenere un suo specifico e attento interesse, sia da parte dei lavoratori che da parte degli imprenditori.

… prossimamente su questi schermi.

Quali immigrati. Quote, punti, capitale umano?

domenica 24 ottobre 2010

A seguito del (peraltro breve) tamtam sui giornali a proposito della proposta di Veltroni per una “immigrazione a punti” ho provato ad approfondire cosa si fosse detto e cosa si fosse deciso all’interno del PD Nazionale.

L’idea dell’immigrazione a punti francamente non mi dispiace, se inserita in un quadro di “accoglienza efficente” con una apertura totale verso i rifugiati.

Alla fine non ho capito bene  COSA il PD ha deciso ma ho trovato un documento approvato dall’assemblea nazionale del PD dal titolo “IMMIGRAZIONE: UN VALORE CUI DARE DELLE REGOLE” (che potete trovare sul sito del sempre mitico Pietro Ichino clickando qui ma anche sul sito del PD nazionale clickando qui).

E’ un documento lungo e articolato ma ne consiglio la lettura a tutti coloro che sono sensibili al tema dell’immigrazione e a possibili (e nuove) proposte politiche “riformiste”.

Riporto il decalogo di proposte riportate nel documento.

(continua…)

Come parlare ai lavoratori?

sabato 8 maggio 2010
Come parlare ai lavoratori?
“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.
Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.
Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.
Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.
Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.
Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.
Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).
C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.
Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).
La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)
Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.
Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?
Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.

Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.

Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.

Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.

Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.

Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.

Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).

C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.

Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).

La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)

Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.

Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?

Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE: UN PRO-MEMORIA IN 10 PUNTI PER IL PD

venerdì 8 gennaio 2010

Riprendo dall’ottimo e sempre aggiornato sito web del senatore Pietro Ichino (il link con gli ultimi articoli usciti è sul nostro portale in basso a destra) la sintesi del saggio di Massimo Livi Bacci, professore ordinario di demografia nell’Università di Firenze sul tema dell’immigrazione.

L’IMMIGRAZIONE E’ UN FENOMENO STRUTTURALE IN QUALCHE MISURA NON EVITABILE, DEL QUALE PERALTRO L’ECONOMIA DEL PAESE HA UNA NECESSITA’ PERMANENTE E CRESCENTE. ESSO PUO’ E DEVE ESSERE LIMITATO E DISCIPLINATO IN MODO PRAGMATICO ED EFFICIENTE.

Premessa

Con quasi quattro milioni e mezzo di stranieri regolari, e un numero imprecisato di irregolari, il paese è confuso. La crisi economica, il dibattito sulla sicurezza, le pulsioni xenofobe oscurano il quadro. Il PD è esitante tra la tentazione di non essere in “ritardo” sul tema della sicurezza e il richiamo della sua anima riformista e progressista. La destra procede con una politica contraddittoria, con gli assurdi irrigidimenti del “pacchetto sicurezza”, temperati dalla scarsa volontà di applicarne le norme, e dalla recente sanatoria per colf e badanti.

Il PD deve urgentemente riprendere il dibattito, ribadire le sue posizioni, avanzarne – se trova il consenso – di nuove e innovative. Questo appunto è un tentativo di contribuire al dibattito in vista di una posizione  politica più chiara.

(continua…)

“Una buona fetta di elettorato accetta…”

mercoledì 18 novembre 2009

La sfida del Pd non è perduta

Europa – 17 novembre 09

Ora che la scelta di Francesco Rutelli si è compiuta, con la presentazione di Alleanza per l’Italia, provo a riassumere le cose che ho detto in queste settimane a tanti amici preoccupati e addolorati dopo anni di lavoro comune. La premessa è che la scelta di Rutelli merita rispetto. E non lo dico solo in nome dell’antico sodalizio che mi lega a Francesco, Linda e altri che sono usciti dal Pd. Merita rispetto in sé, il rispetto che si deve alle scelte politiche trasparenti e in un certo senso coraggiose. Certe reazioni arroganti riflettono solo miopia e cattive abitudini, le stesse che da mesi cercano di marginalizzare o addirittura sospingere fuori dal Pd chi nuota controcorrente. (continua…)