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	<title>I Democratici &#187; IL PROFILO RIFORMISTA</title>
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	<description>per l'Alto Mantovano</description>
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		<title>Per dare valore al lavoro</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 07:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilario Gavioli</dc:creator>
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Sul tema del precarietà nel mercato del lavoro, pur avendo il Partito Democratico una posizione ufficiale sostenuta da Piero Fassina (basata sull&#8217;ipotesi semplice ma anche troppo semplificativa che basti aumentare sensibilmente i contributi a carico degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finite le sbornie elettorali e referendarie si torna, forse, ad avere più tempo per qualche considerazione politica di lungo respiro.</p>
<p>Sul tema del <strong>precarietà nel mercato del lavoro</strong>, pur avendo il Partito Democratico una posizione ufficiale sostenuta da Piero Fassina (basata sull&#8217;ipotesi semplice ma anche troppo semplificativa che basti aumentare sensibilmente i contributi a carico degli &#8220;atipici&#8221; per risolvere il problema), <strong>rimane viva e tonica l&#8217;ipotesi della flexsecurity</strong> di cui il senatore Ichino è da sempre il portavoce più autorevole e attivo.</p>
<p>Alla Assemblea Nazionale sul Lavoro del PD (Genova 17,18 giugno 2011) il tema è ovviamente ritornato a galla con un bel documento (tra gli altri) di parlamentari, studiosi e dirigenti PD intitolata &#8220;<strong>Per dare valore al lavoro</strong>&#8220;, sottotitolo &#8220;<strong>LE LINEE ESSENZIALI DI UN’INIZIATIVA INCISIVA, CAPACE DI SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO E AL TEMPO STESSO DI ADATTARE IL NOSTRO SISTEMA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE</strong>&#8220;.</p>
<p>Consiglio la lettura del documento (<a href="http://www.pietroichino.it/?p=15222" target="_blank">segui il link qui</a>).</p>
<p>Le vicende del convegno sono state riprese da Dario di Vico in un articolo sul corriere <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/18/MENO_LIBERALI_PIU_LABURISTI_co_9_110618042.shtml" target="_blank">LE SCELTE DEL PD SUL LAVORO: MENO LIBERALI PIU&#8217; LABURISTI.<br />
</a>Il titolo è chiaro e secondo me condivisibile. L&#8217;argomentazione di fondo è che il Programma di Veltroni al Lingotto nel 2008 ha rappresentato il momento in cui il liberalsocialismo italiano è sembrato darsi le ali per volare, oggi invece si sta attrezzando a recuperare una visione più tradizionale, diciamo (neo) laburista.</p>
<p>Più tranquilla da un punto di vista elettorale (siamo forse sicuri di non perdere consenso a sinistra, Vendola permettendo) ma poco coraggiosa e incapace di intercettare quell&#8217;elettorato mobile (non chiamiamolo più &#8220;di centro&#8221; o &#8220;moderato&#8221;, visto che ci ha fatto superare il quorum ai referendum e ha votato candidati non certo moderati a Milano e Napoli) che assegna al Partito Democratico, secondo le statistiche, il più ampio bacino elettorale potenziale, capace di portarlo oltre il 40%.</p>
<p>Il documento di Ichino (cofirmato comunque anche da Michela Salvati e Enrico Morando tra gli altri) ha smosso alcune acque portando Veltroni (e in parte anche Chiamparino su un altro comunicato stampa) a scrivere due righe di appoggio ufficiale al documento (<a href="http://www.pietroichino.it/?p=15327">leggi qui il testo</a>), come dire: lo spirito del Lingotto sul tema rimane, almeno da parte del suo ispiratore!</p>
<p>Per gli appassionati consiglio anche la lettura di commenti di <a href="http://www.pietroichino.it/?p=15334" target="_blank">Ivan Scalfarotto</a>, vice-presidente PD, tra i firmatari del documento e di <a href="http://www.andreasarubbi.it/?p=6314" target="_blank">Andrea Sarubbi</a>, che abbiamo citato più volte in questo portale in quanto co-firmatario con Fabio Granata di Futuro e Libertà di una proposta di legge per estendere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia.</p>
<p>Insomma la flexsecurity nel PD non è morta e credo che, per il nostro territorio (Alto Mantovano), sia un tema che possa ottenere un suo specifico e attento interesse, sia da parte dei lavoratori che da parte degli imprenditori.</p>
<p>&#8230; prossimamente su questi schermi.</p>
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		<title>Quali immigrati. Quote, punti, capitale umano?</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 21:06:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilario Gavioli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A seguito del (peraltro breve) tamtam sui giornali a proposito della proposta di Veltroni per una &#8220;immigrazione a punti&#8221; ho provato ad approfondire cosa si fosse detto e cosa si fosse deciso all&#8217;interno del PD Nazionale.
L&#8217;idea dell&#8217;immigrazione a punti francamente non mi dispiace, se inserita in un quadro di &#8220;accoglienza efficente&#8221; con una apertura totale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito del (peraltro breve) tamtam sui giornali a proposito della proposta di Veltroni per una &#8220;immigrazione a punti&#8221; ho provato ad approfondire cosa si fosse detto e cosa si fosse deciso all&#8217;interno del PD Nazionale.</p>
<p>L&#8217;idea dell&#8217;immigrazione a punti francamente non mi dispiace, se inserita in un quadro di &#8220;accoglienza efficente&#8221; con una apertura totale verso i rifugiati.</p>
<p>Alla fine non ho capito bene  COSA il PD ha deciso ma ho trovato un documento approvato dall&#8217;assemblea nazionale del PD dal titolo &#8220;IMMIGRAZIONE: UN VALORE CUI DARE DELLE REGOLE&#8221; (che potete trovare sul sito del sempre mitico Pietro Ichino <a title="Immigrazione a punti" href="http://www.pietroichino.it/?p=10733" target="_blank">clickando qui</a> ma anche sul sito del PD nazionale <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/108997" target="_blank">clickando qui</a>).</p>
<p>E&#8217; un documento lungo e articolato ma ne consiglio la lettura a tutti coloro che sono sensibili al tema dell&#8217;immigrazione e a possibili (e nuove) proposte politiche &#8220;riformiste&#8221;.</p>
<p>Riporto il decalogo di proposte riportate nel documento.</p>
<p><span id="more-1066"></span></p>
<p>•Residenza? Europa<br />
•Casa nostra, casa loro.<br />
•Chi nasce e cresce in Italia è italiano<br />
•La scuola, per cominciare<br />
•Chiudere la fabbrica della clandestinità con il lavoro legale e l’integrazione sui territori<br />
•Votare per partecipare<br />
•Moschee e burka, perché e come<br />
•Respingimenti: leggi e diritti.<br />
•Rom e Sinti, serve un piano<br />
•PD, partito della convivenza tra italiani e immigrati</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; letter-spacing: normal; line-height: 19px; font-size: 13px;">All&#8217;interno del documento si parla esplicitamente di immigrazione &#8220;a punti&#8221;, considerandola positivamente, pur con una serie di attenzioni e precauzioni da tenere presenti.</span></p>
<p>Questo è il documento che la stampa dice &#8220;essere stato fortemente voluto da Veltroni&#8221; e che sembra essere l&#8217;indirizzo attualmente allo studio del partito. E che, per quel che può valere, mi piace anche molto.</p>
<p>Sul sito del PD Nazionale trovate il verbale della commissione &#8220;Politiche d&#8217;Immigrazione&#8221; (<a title="Politiche d'Immigrazione" href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=109239" target="_blank">clickando qui</a>) con un andamento però non molto poco chiaro sulle decisioni effettivamente prese.</p>
<p>Si legge infatti: &#8220;I documenti presentati non configurano linee alternative ma sottolineano la necessità di prendere in carico le paure degli italiani, di selezionare l’immigrazione secondo criteri di qualità, introducendo anche in Italia il sistema della selezione a punti. Tale proposta è contenuta nel documento generale, nel capitolo -Quali immigrati. Quote, punti, capitale umano?-  Su tale punto si è aperta in commissione una discussione .&#8221;</p>
<p>Interessante anche un contributo di Alessandro Maran (relatore del documento) che risponde a varie critiche interne al partito (tra cui quella di aver fatto una proposta di destra). (lo leggete <a href="http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/109940/immigrazione_le_proposte_e_gli_anatemi" target="_blank">clickando qui</a>)</p>
<p>La discussione è aperta ma, forse, il dado è tratto: l&#8217;immigrazione va gestita partendo da indiscutibili punti valoriali ma CONCRETAMENTE e SERIAMENTE.</p>
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		<title>Come parlare ai lavoratori?</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 08:11:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilario Gavioli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come parlare ai lavoratori?
&#8220;Parlare alla gente&#8221; è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.
Per parlare alla gente bisogna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Come parlare ai lavoratori?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">&#8220;Parlare alla gente&#8221; è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che &#8220;popolare&#8221; almeno condivisa.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Come coordinamento circoli dell&#8217;alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra &#8220;meno giovani assunti&#8221; e &#8220;giovani precari&#8221;.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Al senato c&#8217;è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un &#8220;post&#8221; articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Poi c&#8217;è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell&#8217;articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">C&#8217;è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Stiamo parlando solo di proposte relativa al &#8220;Contratto di ingresso&#8221;, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: &#8220;da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane &#8211; attraverso un dibattito che è già in corso &#8211; una indicazione unitaria del PD.&#8221; (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c&#8217;è bisogno di una &#8220;svolta culturale&#8221;. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l&#8217;articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse &#8220;dire qualcosa&#8221; ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta &#8220;aggressiva e popolare&#8221;, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l&#8217;interno nostro partito.</div>
<p>&#8220;Parlare alla gente&#8221; è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.</p>
<p>Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che &#8220;popolare&#8221; almeno condivisa.</p>
<p>Come coordinamento circoli dell&#8217;alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra &#8220;meno giovani assunti&#8221; e &#8220;giovani precari&#8221;.</p>
<p>Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.</p>
<p>Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.</p>
<p>Al senato c&#8217;è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un &#8220;post&#8221; articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.</p>
<p>Poi c&#8217;è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell&#8217;articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).</p>
<p>C&#8217;è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.</p>
<p>Stiamo parlando solo di proposte relativa al &#8220;Contratto di ingresso&#8221;, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).</p>
<p>La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: &#8220;da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane &#8211; attraverso un dibattito che è già in corso &#8211; una indicazione unitaria del PD.&#8221; (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)</p>
<p>Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c&#8217;è bisogno di una &#8220;svolta culturale&#8221;. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l&#8217;articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.</p>
<p>Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?</p>
<p>Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse &#8220;dire qualcosa&#8221; ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta &#8220;aggressiva e popolare&#8221;, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l&#8217;interno nostro partito.</p>
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		<title>POLITICA DELL’IMMIGRAZIONE: UN PRO-MEMORIA IN 10 PUNTI PER IL PD</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 07:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilario Gavioli</dc:creator>
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		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Riprendo dall&#8217;ottimo e sempre aggiornato sito web del senatore Pietro Ichino (il link con gli ultimi articoli usciti è sul nostro portale in basso a destra) la sintesi del saggio di Massimo Livi Bacci, professore ordinario di demografia nell’Università di Firenze sul tema dell&#8217;immigrazione.
L’IMMIGRAZIONE E’ UN FENOMENO STRUTTURALE IN QUALCHE MISURA NON EVITABILE, DEL QUALE PERALTRO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendo dall&#8217;ottimo e sempre aggiornato sito web del senatore Pietro Ichino (il link con gli ultimi articoli usciti è sul nostro portale in basso a destra) la sintesi del saggio di <strong>Massimo Livi Bacci</strong>, professore ordinario di demografia nell’Università di Firenze sul tema dell&#8217;immigrazione.</p>
<p>L’IMMIGRAZIONE E’ UN FENOMENO STRUTTURALE IN QUALCHE MISURA NON EVITABILE, DEL QUALE PERALTRO L’ECONOMIA DEL PAESE HA UNA NECESSITA’ PERMANENTE E CRESCENTE. ESSO PUO’ E DEVE ESSERE LIMITATO E DISCIPLINATO IN MODO PRAGMATICO ED EFFICIENTE.</p>
<p><strong>Premessa</strong></p>
<p>Con quasi quattro milioni e mezzo di stranieri regolari, e un numero imprecisato di irregolari, il paese è confuso. La crisi economica, il dibattito sulla sicurezza, le pulsioni xenofobe oscurano il quadro. Il PD è esitante tra la tentazione di non essere in “ritardo” sul tema della sicurezza e il richiamo della sua anima riformista e progressista. La destra procede con una politica contraddittoria, con gli assurdi irrigidimenti del “pacchetto sicurezza”, temperati dalla scarsa volontà di applicarne le norme, e dalla recente sanatoria per colf e badanti.</p>
<p>Il PD deve urgentemente riprendere il dibattito, ribadire le sue posizioni, avanzarne – se trova il consenso – di nuove e innovative. Questo appunto è un tentativo di contribuire al dibattito in vista di una posizione  politica più chiara.</p>
<p><span id="more-760"></span></p>
<p><strong>Sintesi del saggio</strong></p>
<p>1) L’immigrazione – per motivi demografici, economici e sociali &#8211; è un fenomeno strutturale e, una volta usciti dalla crisi, ritornerà su alti livelli per qualche decennio;</p>
<p>2) L’immigrazione deve essere legale; l’irregolarità può essere contrastata e compressa al minimo. L’attuale politica è una “fabbrica” di irregolarità, perché consente il fiorire dell’economia informale e sommersa che attrae lavoro nero; perché la normativa per l’accesso legale è rigida e impervia; perché i permessi sono troppo brevi, il loro rinnovo macchinoso e costoso. La destra securitaria alimenta, con la sua politica, l’irregolarità che dice di combattere.</p>
<p>3) L’irregolarità alimentata dagli sbarchi – che è minoritaria, perché la stragrande maggioranza degli irregolari arriva con normali visti eccedendo poi il limite massimo di permanenza consentita – è stata frenata dall’azione di Frontex e dall’accordo Italia-Libia, con intercettazioni in mare. Vi sono forti dubbi che “l’allontanamento” delle frontiere dalle coste verso il mare aperto determini una sostanziale violazione del diritto di asilo, impedendo di fatto la presentazione delle domande da parte di quella considerevole proporzione degli intercettati che ne hanno motivo e diritto. La politica deve farsi carico – anche mediante accordi internazionali – del rispetto sostanziale (oltre che formale) di questi diritti.</p>
<p>4) Il numero degli irregolari (stimati in 700000 nel 2007) va contenuto, anche facilitandone l’emersione per canali alternativi (permessi per chi coopera nella lotta di contrasto allo sfruttamento; permessi per chi compie azioni di valore sociale e umanitario; permessi discrezionali per chi risulta bene integrato ecc), oltre ad incoraggiare i  rimpatri volontari (come da direttiva europea) che l’attuale normativa non consente.</p>
<p>5) Un paese che esprime una domanda strutturale d’immigrazione non può pensare di soddisfare il fabbisogno con flussi di tipo temporaneo e “circolare”, che presentano minori necessità d’integrazione data, appunto, la temporaneità dei soggiorni. Una buona parte dell’immigrazione è di lungo periodo o permanente e deve potere acquisire pieni diritti sociali, politici e, eventualmente, di cittadinanza. Le riforme devono riguardare lo snellimento delle procedure per ottenere la carta di soggiorno per “lungo residenti”; la concessione del voto amministrativo; l’accesso alla cittadinanza ai nati da residenti stranieri e ai minori cresciuti e formati in Italia; procedure più agevoli e meno discrezionali per l’acquisizione della cittadinanza.</p>
<p>6) L’attuale normativa sull’accesso legale al paese va riformata. Varie possono essere le proposte: l’ingresso con visto per ricerca di lavoro con <em>sponsor</em> istituzionale e certificato; l’ingresso con visto per ricerca di lavoro senza sponsor, ma con garanzia finanziaria, oppure, in alternativa, la trasformazione del permesso di soggiorno breve in permesso di soggiorno per lavoro (a determinate condizioni); agevolazioni per l’ingresso a investitori, risparmiatori, imprenditori; agevolazioni per persone con alti profili professionali.</p>
<p>7) Va studiata e discussa una normativa sull’accesso legale profondamente diversa dall’attuale, il cui cardine è il mercato del lavoro. L’immigrato è – per prima cosa – una persona, che poi entra ed esce dal mercato del lavoro secondo inclinazioni, convenienze, meccanismi di mercato. All’immigrato va domandato “che persona sei” anziché “che lavoro sai fare”; egli deve essere ammesso in base al suo capitale umano, qualità, conoscenze, predisposizione e volontà di integrazione, relazioni familiari. Possono essere sperimentate “politiche a punti”, per le quali il punteggio sia tarato sulla capacità di diventare una componente integrante – e positiva-  del paese.</p>
<p>8 ) Una politica come quella delineata al punto precedente è apertamente selettiva, ma è trasparente e obbedisce a regole certe e condivise. Al contrario delle politiche correnti che sono  implicitamente selettive, con criteri arbitrari ed opachi. Essa va bilanciata con una maggiore ampiezza e generosità della politica dell’asilo e protezione umanitaria che – per definizione – non è mai selettiva.</p>
<p>9) Questo promemoria non prende in considerazione, se non marginalmente, il tema delle politiche d’inclusione e integrazione degli immigrati, concentrandosi soprattutto sul tema dell’ammissione degli immigrati nel paese. Per quanto attiene al reperimento di risorse per l’integrazione, si propone l’istituzione di un Fondo per l’Integrazione, finanziato prevalentemente mediante una contribuzione da parte del datore di lavoro al momento della sottoscrizione di un contratto di lavoro o del suo rinnovo.</p>
<p>10) Tra dieci anni, la popolazione straniera potrebbe raggiungere gli 8 milioni, una persona ogni 8. E’ il fenomeno sociale più dinamico dell’inizio del millennio, che investe tutti i settori della società italiana. E’ urgente che il PD elabori un convincente progetto politico per governarne la forza.</p>
<p><a title="Proposte per l'immigrazione" href="http://www.pietroichino.it/?p=6775" target="_blank">Segui questo link</a> per andare all&#8217;articolo di Pietro Ichino che contiene anche il riferimento al saggio completo</p>
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		<title>&#8220;Una buona fetta di elettorato accetta&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 23:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gilberto Quiri</dc:creator>
				<category><![CDATA[DAL PARTITO]]></category>
		<category><![CDATA[IL PROFILO RIFORMISTA]]></category>
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		<description><![CDATA[La sfida del Pd non è perduta
Europa – 17 novembre 09
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La sfida del Pd non è perduta</p>
<p>Europa – 17 novembre 09</strong></p>
<p>Ora che la scelta di Francesco Rutelli si è compiuta, con la presentazione di Alleanza per l’Italia, provo a riassumere le cose che ho detto in queste settimane a tanti amici preoccupati e addolorati dopo anni di lavoro comune. La premessa è che la scelta di Rutelli merita rispetto. E non lo dico solo in nome dell’antico sodalizio che mi lega a Francesco, Linda e altri che sono usciti dal Pd. Merita rispetto in sé, il rispetto che si deve alle scelte politiche trasparenti e in un certo senso coraggiose. Certe reazioni arroganti riflettono solo miopia e cattive abitudini, le stesse che da mesi cercano di marginalizzare o addirittura sospingere fuori dal Pd chi nuota controcorrente.<span id="more-707"></span><br />
Amicizia e rispetto non attenuano tuttavia il mio dissenso per l’interruzione di un cammino condiviso da oltre dodici anni sotto quattro diverse sigle, da Centocittà ai Democratici, dalla Margherita al Pd. Il traguardo di questo lungo cammino non era un soggetto centrista. La sfida di questi dodici anni era assai più ambiziosa, spesso ai confini del velleitarismo: competere con la tradizione e la classe dirigente ex Pci nella guida del centrosinistra. Francesco Rutelli (e altri, non moltissimi, con lui) ha coltivato questa ambizione non per amore di “competition”, tanto meno per escludere i post-Pci, ma convinto che solo un centrosinistra con idee e leadership plurali, e non riconducibili a quella sola tradizione, avrebbe potuto dar vita a una maggioranza stabile nell’Italia bipolare. In due parole, l’idea forza alla base delle diverse esperienze di questi anni era il Partito democratico. Il Pd è stato il fine ultimo delle nostre fatiche in questa lunga coda del crollo della Prima Repubblica.<br />
Il discorso vale anche per la Margherita, una delle esperienze politiche più innovative e feconde di questi 20 anni oggi quasi dimenticata, anche da molti che ne hanno ampiamente raccolto i frutti. La stessa Margherita non era nata per vivere in eterno ma per rendere possibile, culturalmente e organizzativamente, la nascita di un Pd che non fosse un ulteriore stadio dell’evoluzione Pci-Pds-Ds. E aveva compiuto la sua missione.<br />
Perché abbandonare oggi questo cammino, perché rinunciare a un traguardo così lungamente inseguito? Chi ha lasciato il Pd risponde: il lungo cammino si è concluso con una sconfitta irreparabile, il Pd è il nuovo marchio della ditta Pci-Pds-Ds. «Vi illudete voi che restate». Finirete sopra un mobile.<br />
Fosse davvero così, toccherebbe almeno ragionare sui motivi di un disastro così rapido. Che certo non è avvenuto tutto in una notte (il fatidico 52 per cento di Bersani?) né mi pare imputabile soltanto agli (indubbi) errori di qualcuno. Il progetto Pd era in sé avventurosamente velleitario e non poteva che sfracellarsi alle prime curve? Oppure è nato troppo tardi? O troppo presto? Insomma: anche per definire i modi di una ritirata bisognerebbe partire dalle ragioni profonde –“strutturali” – della sconfitta, se davvero la si ritiene così definitiva e irreparabile.<br />
Ma non è così. I disagi, le sconfitte, gli errori e i passi indietro descritti da Rutelli nel suo libro ci sono eccome.<br />
Ma chi non ha un pre-giudizio contrario al Pd (ce l’hanno sempre avuto, ad esempio, Dellai e Tabacci, due tra i migliori riformisti italiani) non può a mio avviso interpretarli come la fine prematura del progetto politico per il quale si è battuta una generazione intera. Il progetto Pd era rischioso, e oggi è a rischio. Ma non mi pare da riporre in tutta fretta con il cambio di stagione.<br />
Restano infatti vere, più vere che mai, innanzitutto le ragioni globali di questo progetto. L’Italia che non ha mai avuto una socialdemocrazia è il paese in cui, prima e meglio che in altri, i progressisti possono dar vita a un partito sintonizzato con le domande del nuovo secolo. È stato un grave errore non spendere questa novità su scala europea, dove di fatto il Pd è una variante del gruppo parlamentare socialista.<br />
Sarebbe imperdonabile spegnerla in Italia, questa novità, visto che le vittorie globali e le sconfitte europee ne confermano di continuo l’attualità.<br />
Altrettanto evidente mi sembra che l’alternativa a Berlusconi necessita di un grande partito di centrosinistra capace di andare ben oltre il 30 per cento dei voti e di tenere in piedi alleanze (incluse quelle “di nuovo conio”). L’alternativa non può basarsi su una nuova Unione. E del resto il sistema stesso polarizzerà sul Pd, almeno fino a quando la competizione fondamentale (anche se ovviamente non esclusiva) sarà tra Pdl e Pd.<br />
È infine ancora vero, stando ai sondaggi (oltre il 30 per cento, il doppio dei voti Ds), che una buona fetta di elettorato accetta l’idea di un grande partito di centrosinistra plurale. E una parte di questo elettorato, nonostante errori e sconfitte, accetta di partecipare direttamente alle primarie (che la partecipazione diretta riguardi soprattutto il “popolo di sinistra” non mi pare una inedita novità).<br />
Dunque, la sfida del Pd non è perduta. Può continuare (deve, a mio avviso), a patto che se ne riconoscano le difficoltà, che non ci si nascondano i rischi di crisi. Le difficoltà derivano innanzitutto dalle nostre sconfitte elettorali, il rischio di crisi dal progressivo arretramento con cui si è reagito alle sconfitte, passo indietro dopo passo indietro fino alle dimissioni di Veltroni e dall’esito del congresso, nonostante la coraggiosa battaglia di minoranza di Dario Franceschini. E fino al riaffacciarsi dell’ipoteca che da sempre grava sul cammino del Pd, essere ricondotti nel solco della tradizione della sinistra post comunista e come tali destinati a un ruolo permanente di minoranza.<br />
Il bivio che attende Pier Luigi Bersani è tutto qui: rilanciare l’ambizione del Pd o ricollocarlo nel ruolo della “sinistra riformista” nell’ambito di una coalizione di otto o nove partiti piccoli e medi, ciascuno in rappresentanza di una diversa sfumatura del lungo arco del centrosinistra.<br />
Le scelte che faremo ci diranno se stiamo imboccando l’una o l’altra strada.<br />
Che peso daremo all’ambiente come cardine di una nuova politica economica? Come riusciremo a tenere dritta la barra dell’opposizione senza pasticci e senza subalternità a Di Pietro? In che misura si correggerà l’impressione data in queste settimane di un partito sguarnito sul fronte moderato e troppo concentrato su ipotetici cantieri alla propria sinistra? E in cima a tutto il profilo del Pd, che è la vera posta in gioco dei mesi prossimi.<br />
Vedo due grandi obiettivi su cui merita impegnarsi.<br />
Primo, il rilancio di una strategia per uscire dal nostro storico insediamento e riconnettere il Pd con il nuovo paesaggio sociale dell’Italia.<br />
Qui sta il cuore della “vocazione maggioritaria” (altro che andare da soli!), nell’ambizione di andare oltre la collocazione socioculturale della sinistra, che vede il proprio spazio di minoranza destinato a ridursi sempre più. Siamo al paradosso di un Pd che fatica a rapportarsi tanto con le tute blu che con le partite Iva perché osteggia, specie sul terreno fiscale, il lavoro autonomo e quando privilegia il lavoro dipendente ha in mente il pubblico impiego e le fabbriche degli anni ’70. Non basta l’abbandono di un approccio “di classe”, servono gesti e proposte sul welfare universale per essere riferimento di lavori, figure sociali e corpi intermedi.<br />
Serve andare avanti sull’approccio che Veltroni (con Bersani) propose nove mesi fa all’intero arco delle rappresentanze sociali ottenendone un inedito riconoscimento.<br />
Secondo, il rilancio del processo di costruzione di un’identità plurale.<br />
Che non si esaurisce con lo schema che prevede sempre un Don Camillo a mitigare la prevalenza di Peppone.<br />
Va bene il pluralismo dei ruoli, ma attenzione che buona parte della nostra classe dirigente si è fatta le ossa nell’associazionismo, negli enti locali e nei nuovi movimenti più che nel tradizionale cursus honorum che portava a Botteghe Oscure o a piazza del Gesù. L’identità plurale ha a che fare con le sfide del nuovo mondo e ha bisogno di più tradizioni, a cominciare da quella liberaldemocatica, vera vincitrice morale del Novecento, e da quella ambientalista tra le più feconde in tutta Europa non da qualche mese ma da un quarto di secolo.<br />
Chi ha sostenuto la candidatura di Franceschini per rilanciare il progetto originario del Pd, senza venir meno alla lealtà verso il Pd e il suo nuovo segretario Bersani, ha oggi il dovere di non abbassare il tiro e di proseguire in questa battaglia culturale e politica.</p>
<p><a href="http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/producer.aspx?t=/documenti/author.htm&amp;auth=326">Paolo Gentiloni </a></p>
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