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‘VARIE’

Auguri a tutti e … due grazie a Napolitano!

sabato 31 dicembre 2011

Con il 2012 inizia il 5° anno del mitico portale dei Democratici dell’Alto Mantovano (per gli scettici sono sempre a disposizione i primi articoli datati gennaio 2008 a destra nella pagina), quindi per tutti doppi auguri: per un 2012 “anticiclico” (come direbbe Bersani) cioè insomma bello e positivo “contrariamente a ogni trend” e perchè anche il nostro portale, come anche il PD, ritrovi nel 2012 nuove energie e idee.

La molla dell’articolo era però la lettera che Napolitano ha scritto per la rivista Reset ai primi di dicembre, poi ripresa da Repubblica e da altri giornali.

La lettera (che trovate qui http://www.reset.it/focus/127/284) era in risposta alla richiesta di commentare il cinquantesimo anniversario della morte di Luigi Einaudi.

Le argomentazioni di Napolitano hanno innescato una proficua discussione all’interno del PD sul vigore e sulla opportunità di valorizzare maggiormente la componente liberale del partito.

Sempre Reset ha pubblicato un interessante articolo (Reazioni Pd: un messaggio che spinge a innovare di Alessandro Lanni, che potete trovare qui http://goo.gl/u3Tk2) che riprende vari commenti e opinioni alle parole di Napolitano.

Io dico velocissimamente la mia sottolineando come il Partito Democratico dovrà prima o poi riuscire davvero a SUPERARE le sue due grandi anime (post)comunista e cattolica per approdare a sponde più “liberal”. I commenti e le considerazioni all’articolo di Napolitano sono sicuramente interessanti per valutare questa prospettiva, in particolare quelle, un poco taglienti, che sottolineano come l’assemblea costituente fosse stata totalmente monopolizzata da cattolici e marxisti (liberali quindi esclusi) uniti dalla comune diffidenza verso imprese e mercato.

Quindi, insomma, oltre al grazie che dobbiamo a Napolitano per il servizio reso alla nazione in questi mesi diciamo eufemisticamente “turbolenti” aggiungiamo un altro grazie per questa sua capacità di innescare nel partito una proficua discussione di prospettiva e di alto respiro.

Ilario

Concisi e decisi …

domenica 6 novembre 2011

Nell’intervento di Matteo Renzi sul Corriere della sera del 5 novembre 2011 vengono poste in maniera concisa e decisa alcune cose che “la sinistra” (PD in primis) dovrebbe sostenere (riporto solo l’ultima parte dell’articolo)

Sbaglio a dire che su questi e su altri temi come questi la segreteria (o “il partito”) sono ancora un po’ troppo vaghi?

(…) Ci sono alcune cose da fare, ora. Non tra un anno, non tra dieci anni. Adesso. Vanno dette e vanno fatte, senza incertezze. Se il governo ha un sussulto di dignità, Berlusconi fa un pacchetto di proposte serie, le porta in Aula e le fa votare. Poi, d’intesa con il Quirinale, annuncia ai cittadini (e ai mercati) che nel 2012 si vota e lui non si ricandida. Dopo che Zapatero ha fatto un’operazione analoga lo spread tra noi e la Spagna è passato da negativo a 118 punti base. I mercati, dunque, non hanno avuto paura delle elezioni. Hanno paura di chi non fa niente, di chi vivacchia, di chi va avanti a pernacchie come qualche ministro sempre più imbarazzante o a letterine d’intenti buone solo per Babbo Natale.

Ma se ciò non accade anziché invocare un governo tecnico anche l’opposizione deve dire che cosa ha in testa. L’idea di appoggiare un esecutivo che si limiti a mettere balzelli straordinari senza affrontare i problemi strutturali fa tremare i polsi: significherebbe commissariare la politica senza cambiare le politiche. Per me sarebbe inaccettabile. La nostra parola d’ordine è l’equità sociale? Allora il centrosinistra non abbia paura di intervenire sulle pensioni, subito, senza incertezze, senza rinvii al 2036 e contestualmente detassare per i primi tre anni il lavoro dei neoassunti. Semplificare la giustizia, specie quella civile, per garantire la certezza del diritto così da portare nuovi capitali a investire in Italia. Privatizzare le maggiori aziende del Paese non solo per far cassa, ma anche per evitare che la Finmeccanica di turno diventi la riserva di caccia di chi vince le elezioni. Tagliare i sussidi e le agevolazioni alle imprese, semplificare la burocrazia, dimezzando davvero i costi, e i posti , della politica. Riformare il mercato del lavoro introducendo il contratto unico a tutele progressive e superando l’apartheid tra chi è già garantito e chi sta fuori dal sistema del welfare. Portare finalmente la parola merito nelle scuole e nelle università italiane, senza paura di scontrarsi con le resistenze di chi difende il proprio orticello. Un pacchetto di provvedimenti che abbia la funzione di liberare l’Italia, una sorta di angioplastica istituzionale che stasi e sblocchi, subito. Perché lo status quo è quanto di più ingiusto ci sia. E uno schieramento di centrosinistra non può essere progressista nel nome e conservatore nelle scelte. Gli italiani sono persone serie, sono persone perbene. Se vengono chiesti sacrifici – e se qualcuno da l’esempio tagliando i propri privilegi – gli italiani ci stanno. Il nostro è un Paese capace di dare il meglio di sé nelle difficoltà. Ma dobbiamo sconfiggere la peggiocrazia, come Luigi Zingales ha definito dal palco della Stazione Leopolda l’attuale classe dirigente. Quando insieme ad altri amministratori abbiamo posto il tema della rottamazione, ci riferivamo alla necessità di ricambio generazionale che il Paese esprime. Sono il primo a riconoscere che questo tema non basta più. Oggi l’Italia chiede sì un cambio di facce ma soprattutto un cambio di passo. Il centrodestra ha fallito, il centrosinistra vorrà provarci davvero?

PENSIERI DI FERRAGOSTO

sabato 20 agosto 2011

… NEANCHE UN PRETE PER CHIACCHIERAR

Mai sentito un silenzio così assoluto, cielo azzurro, sole caldissimo. Giornata da mare, da lago, da monti.

Per varie venture sono a casa.

Ormai sono due mesi che mi sono insediata come assessore provinciale. Dopo la buriana iniziale dell’entrata in carica, presa visione del più grosso, conosciute tante persone, impostate delle iniziative… c’è un momento per pensare. Pensare a tutto quello che c’è da fare e a tutta la responsabilità del caso. Bisogna dare una risposta alle persone, bisogna dare delle opportunità. Il momento è davvero difficile. Difficile non solo economicamente, che è fattore basilare di benessere , ma anche socialmente, psicologicamente, antropologicamente direi. Si registra una difficoltà complessiva, un disagio generalizzato. I fatti di Londra, ma anche di Philadelphia sono fatti inquietanti. Rivolte e violenza senza né capo ne’ coda, senza obiettivi precisi, neppure ascrivibili a specifici gruppi etnici o sociali. Però si accomunano per il fatto  di avere per attori,  giovani che esprimono una collettiva volontà distruttiva.

Sono espressione di un comune disagio giovanile, una rabbia contro un mondo che non offre prospettiva, contro una diffusa cultura mediatica schiacciata sul presente, sull’attimo da cogliere e sul vuoto incombente.

(continua…)

CULTURA COME RISORSA – FESTA DEMOCRATICA

mercoledì 17 agosto 2011

Ad una attenta riflessione l’idea di risorsa è nel concetto stesso di cultura. Come sottolinea acutamente Zygmund Bauman (Vita liquida, 2005, p.49), cultura dalla metà del ‘700 indica “attività finalizzata”. Ed è legata ad una concezione degli esseri umani non come “dati in modo non problematico, anelli preordinati della catena divina, ma come elemento duttile, urgentemente bisognoso di restauro e/o miglioria”
Etimologicamente deriva da “colere” che significa coltivare, riferito all’agricoltura, ma anche alla divinità, poiché ha in sé la sacralità dell’auspicio, della “messa a frutto”. “Colere” per avere il favore della terra, della natura e degli dei. Da qui termini che apparentemente sembrano lontani, ma che appartengono allo stesso campo semantico: culto, colto, coltura, cultura.
Cultura, ha poi in sé anche l’idea di futuro, di imminenza, di proiezione, progetto e intenzione che è nella sua forma cristallizzata dell’antico participio futuro.

(continua…)

Contro il nucleare a Viadana il 19 Dicembre

domenica 12 dicembre 2010

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