Comunità fragili
In questi giorni le pagine dei giornali locali hanno raccontato due storie: quelle di due comunità, Guidizzolo e Bigarello, che alla notizia improvvisa dell’arrivo di famiglie Sinte si trovano smarrite e in difficoltà e quella di Volta Mantovana che vive con disorientamento la vicenda legata allo sfruttamento dei cittadini stranieri irregolari.
Sono storie che fanno riflettere e che mettono in luce la fragilità delle nostre comunità. Improvvisamente si rivelano due volti: uno, la dimensione della produttività , del lavoro, dello “stare” in una modernità senza regole dove tutto è ammesso e l’altro la paura verso chi improvvisamente irrompe nei vissuti quotidiani.
Due volti che fanno emergere una fragilità frutto di quell’insicurezza diffusa che non fa più distinguere il traffico di merci da quello delle persone, che fa confondere l’informazione che costruisce i legami sociali da quella che li scardina indebolendo il senso di appartenenza ad un luogo inteso come insieme di relazioni significative, fondate sulla memoria e costruttrici di identità.
Le riflessioni portano a dire che il “disagio” è diventato ormai una caratteristica strutturale delle nostre comunità e non solo di alcune categorie sociali : gli immigrati, gli zingari i clandestini.
Il “disagio” richiede quindi una “cura” che deve nascere proprio dalla “ sana operosità”, tratto identitario forte del nostro territorio.
Non si tratta quindi di includere gli esclusi, è il tempo di costruire nuove alleanze tra i mondi che compongono la nostra società. Una società fatta di imprese, di professioni, di cittadini e di solidarietà.
E’ venuto anzitutto il tempo che la politica promuova quella “competizione positiva” in grado di muovere le indifferenze e far riemergere quella parta sana, onesta attiva e propositiva che è presente nelle nostre comunità ed è capace di costruire e produrre azioni positive.
Il compito più importante è delle amministrazioni locali, che devono tornare ad essere promotrici di dialogi aperti tra tutti e con tutti senza temere il conflitto che evidenzia comunque la presenza di un legame, di un interesse.
La sfida maggiore sta quindi nell’unire le imprese, il volontariato e il mondo della solidarietà nella ricerca di un interesse comune che sappia tener insieme le differenze e far trovare la “cura“ per le nostre comunità fragili.
Giovanna Martelli
Segreteria Provinciale Partito Democratico
Tag: comunità, disagio, extracomunitari, immigrazione, modernità, stranieri
8 febbraio 2010 at 9:09
Grazie Vanna per quanto hai scritto.
Ma quante parole volano via al primo, leggerissimo, alito di vento! Ascoltate si, ma dimenticate troppo in fretta in favore del maledetto dio-denaro-potere!
Se riuscissimo a capire, che questo nostro viaggio, parte per tutti da una Madre e ci porta allo stesso Padre…
Ti abbraccio e buona giornata
Sandra
8 febbraio 2010 at 9:29
Mi riferisco in particolare alla vicenda di Volta in cui si respira una brutta aria mista di giustizialismo,di invidia inconscia o meno che si sfoga in termini sia palesi che mascherati,ma solo uno sforzo di razionalità fa emergere una solidarietà che sarebbe in ogni caso dovuta al di là del merito della vicenda.Ma sono stato colpito da un particolare;gira voce che per convincere i più incerti a partecipare alle finte assunzioni di immigrati fosse il seguente ragionamento:”ma tu pensi ancora che per fare i soldi si debba lavorare?”.Ecco se anche nelle nostre zone l’etica del lavoro è scomparsa e non si pensa che da quei soldi trasudano le pene dei più derelitti siamo alla catastrofe.Il berlusconismo ha trionfato!!!!
8 febbraio 2010 at 15:02
Comunità fragili?Non credo proprio, anzi comunità che con spietatezza sfruttano tutto lo sfruttabile in uomini e cose. Comunità che in generale si danno una rappresentanza politica intesa a proteggere e promuovere tale sfruttamento e che in tale china coinvolge anche chi non si dovrebbe identificare con tali logiche.
Parlo degli accordi Lega e PD nelle amministrazioni locali.
Parlo dei cattolici e la loro evidente contraddizione tra solidarietà ai più deboli e appoggio alla destra leghista e berlusconiana per il governo del Paese.
Certo un ruolo lo hanno le amministrazioni locali, ma sono i partiti il motore del possibile cambiamento delle idee delle popolazioni.
Dunque mi aspetto da un componente della segreteria provinciale del PD indicazioni precise di iniziative politiche sul territorio.
La pur vecchia, ma sempre valida battaglia delle idee.