CULTURA COME RISORSA – FESTA DEMOCRATICA
Ad una attenta riflessione l’idea di risorsa è nel concetto stesso di cultura. Come sottolinea acutamente Zygmund Bauman (Vita liquida, 2005, p.49), cultura dalla metà del ‘700 indica “attività finalizzata”. Ed è legata ad una concezione degli esseri umani non come “dati in modo non problematico, anelli preordinati della catena divina, ma come elemento duttile, urgentemente bisognoso di restauro e/o miglioria”
Etimologicamente deriva da “colere” che significa coltivare, riferito all’agricoltura, ma anche alla divinità, poiché ha in sé la sacralità dell’auspicio, della “messa a frutto”. “Colere” per avere il favore della terra, della natura e degli dei. Da qui termini che apparentemente sembrano lontani, ma che appartengono allo stesso campo semantico: culto, colto, coltura, cultura.
Cultura, ha poi in sé anche l’idea di futuro, di imminenza, di proiezione, progetto e intenzione che è nella sua forma cristallizzata dell’antico participio futuro.
Perché questa disquisizione etimologica che pare apparentemente lontana dalla nostra riflessione di stasera? Perché vi è in questa considerazione il presupposto teorico valoriale della nostra stessa riflessione.
La cultura è una risorsa in sé perché coltiva un terreno del tutto speciale e privilegiato: l’uomo. Mette a frutto l’uomo e quindi la comunità in cui si colloca. Fa fiorire, crescere e fruttare l’uomo non interpretabile come mero destinatario/ consumatore nella nostra instabile “società liquida”, ma come protagonista del suo destino ed egli stesso cultore come inevitabile effetto dell’azione culturale.
La cultura di per sé, per queste ragioni ha un grandissimo valore, anche a prescindere dal fatto che ha in Italia e naturalmente anche a Mantova, che ha ben due siti Unesco, ad esemplificare la particolare ricchezza di beni culturali del nostro territorio, ha potenzialità economiche enormi e, come da più parti si è detto (è diventato quasi un luogo comune, inascoltato) è IL NOSTRO PETROLIO, LA NOSTRA GRANDE RISORSA ECONOMICA, insieme ad ambiente e paesaggio e prodotti agroalimentari d’eccellenza.
“La cultura non si mangia?”…. no, la cultura alimenta, alimenta eccome. Alimenta un’economia, se questo è l’argomento più probante, ma soprattutto alimenta l’uomo e la collettività. E’ incubatore di innovazione e creatività perché sollecita il pensiero, sollecita la capacità critica, sollecita emozioni e relazione.
Prendendo spunto dalla massima evangelica “non di solo pane vive l’uomo” perché ha bisogno di cibo per l’anima. In un’accezione tutta laica, necessità di riflessione, di pensiero, di “bellezza” nell’ampia accezione che Hanna Arendt assegnava a questo termine. Cultura che fa star bene, che fa star bene al mondo, che guarda ad un uomo integrale e alla sua qualità della vita. E’ l’antidoto ad una condizione di alienazione, di oggettivazione, che domina la società contemporanea come non mai, già denunciata da più voci al suo consolidarsi a partire dall’800 , ma mai così pervasiva e dominante e grande causa di disagio.
Disagio generalizzato, disagio come condizione prevalente e costante e non soltanto interpretabile in un’accezione tecnica e specifica. Disagio degli anziani, disagio della popolazione adulta in condizioni di precarietà di lavoro e non solo, disagio nei giovani.
I giovani, al centro della nostra attenzione progettuale.
Questa la ragione del titolo data ad un incontro in campagna elettorale a Lunetta che appunto recitava “CULTURA CONTRO IL DISAGIO” e si poneva come presupposto e ipotesi di lavoro. Aggiungerei ora anche “CULTURA PER STAR BENE, CULTURA PER LA FELICITA’” (mi rendo conto che il progetto è ambizioso…)
Da qui una progettualità culturale che sia in questo quadro che abbia come diceva Alberto Moravia in un suo bellissimo e profetico saggio del 1946 “L’uomo come fine”.
Quindi certo nel contesto attuale di difficoltà, nella serissima considerazione che l’altro grande tema portante del nostro progetto è IL LAVORO, si deve considerare la portata economica del fatto culturale, si deve aprire anche ad una gestione manageriale della cultura, che apra a veri e propri “piani industriali”, che raffini le proprie capacità di “fund raising”, ma si deve sempre tenere la barra dritta sul presupposto valoriale su cui poggia tutta la progettualità culturale, che a noi sta a cuore.
Mai la cultura si asservi alla mera economia, secondo quel concetto fondamentale oggi detto SOSTENIBILITA’ che informa tutto il nostro orizzonte progettuale, che ha come suo metro di misura l’uomo visto in una visione olistica ed integrale.
Non si parte da ora. Tutto il lavoro fatto fino ad ora è in questa prospettiva, è la nostra specifica cifra valoriale. La creazione dei sistemi culturali va in questa direzione: si è fatto della produzione e fruizione culturale una risorsa per tutti, pervasiva, strutturata. Una vera e propria infrastruttura che caratterizza tutto il territorio provinciale. Talmente forte e radicata da resistere all’avvicendarsi di amministrazioni con più o meno consapevolezze e con diversità di sensibilità. Una rete in grado di coinvolgere strutturalmente in sinergie virtuose comunità, associazioni, le scuole di cui facilitano il realizzarsi di una più piena autonomia di proposta educativa.
In questo sistema sta il sistema museale, il circuito teatrale, il sistema bibliotecario. In particolare quest’ultimo appare particolarmente inclusivo e pervasivo. Sono proprio le nostre biblioteche che accolgono indistintamente ogni nuovo nato ed ogni nuovo arrivato con la propria tessera di accesso al servizio: per la nostra cultura NON UNO DI MENO, nessuno è fuori, nessuno è straniero.
Partecipare anche ai tavoli tecnici progettuale è un’esperienza culturale, umana, politica, meravigliosa (mi si perdoni l’enfasi)… Mi sembra di progettare la fantastica città di UTOPIA, ma che si realizza.
E così il sistema museale che vincola ad una gestione qualitativa del servizio e alla tutela rigorosa del bene, alla sua comunicazione. Il circuito teatrale che sollecita il coordinamento, l’economia di scala, la qualità della proposta.
La qualità del fatto culturale: fatto imprescindibile. Quanto più forte è il valore estetico, tanto più grande è il suo valore etico. Quanto più alta è la qualità del teatro,tanto più efficacemente attrae e sollecita il pubblico, appunto lo “coltiva” lo fa crescere e fa crescere le comunità. Questo è stato l’esito teorico di un importante convegno tenuto nel 2006 a Mantova , al Bibiena, nel contesto del progetto Mantova Terra di Teatro, finanziato dal Ministero, Rutelli ministro. Questo è quanto l’esperienza concreta ci conferma.
Fondamentale è quindi l’attento controllo della qualità e dell’innovatività della proposta culturale da produrre, sostenere o sollecitare, con grande attenzione alla sua fruibilità senza cui perde gran parte della propria portata (Calvino docet con la sua “poetica della fruibilità”)
E naturalmente accanto ad una proposta culturale di sistema sono al centro della nostra attenzione le grandi eccellenze della nostra splendida città e del suo territorio, che vanta una concentrazione particolare di beni di grandissimo pregio e di esperienze di grandissimo pregio, una per tutte il Festivaletteratura, diventato ormai un’icona della nostra città, ma veramente una sola fra tante altre di notevole interesse (produzione teatrale, editoria, attività espositiva).
Il territorio provinciale: una miniera di opportunità. Città con vicende storiche importanti, spesso poco conosciute di cui sono testimonianza monumenti e documenti di notevole importanza. Aperture importanti ai contesti europei, snodi importanti che testimoniano che le “identità territoriali” spesso sono vocazioni “internazionali” di vasta portata, che vanno riscoperte a testimonianza che spesso la storia di un territorio non è una storia chiusa in se stessa e autoctona, ma aperta ad ampie e diverse suggestioni e contaminazioni. Qui occorre uno scatto qualitativo, un’implementazione. Occorre far fiorire queste storie e queste forti potenzialità.
Al centro I GIOVANI, con le loro professionalità , la loro creatività. Che siano in grado di aprirci nuovi scenari. Che la nostra Università sia al centro di questa rielaborazione di proposta e di pensiero. Loro i destinatari, loro i propulsori del futuro della nostra terra e del nostro paese.
Loro la grande RISORSA.
SUZZARA 5 AGOSTO 2011
Tag: cultura, giovani, lavoro, sostenibilità
18 agosto 2011 at 21:39
Scritto di getto e pubblicato di getto… ci sono alcune virgole da sistemare..chiedo venia…