Dal presidente del Coordinamento Provinciale
Invio la riflessione che come presidente ho presentato domenica 9/03 all’Arci Tom davanti ai membri del Coordinamento Provinciale.
Stiamo vivendo una fase delicata del nostro cammino di partito.
Non nascondo le difficoltà che derivano dal mio ruolo di garante nel cercare di costruire il dialogo nel rispetto delle diverse “culture”, ma serve davvero una svolta. Cerchiamo una convergenza su un progetto politico che non può nè essere svilito nè essere portato avanti da vecchie logiche.
Chiedo pertanto a tutti coloro che vorrano intervenire su questo tema, un loro contributo di idee, di proposte e di impegno.
Grazie a tutti,
Dina Vignoni
Intervento all’assemblea del Coordinamento Provinciale del 09/03/2008
Dopo l’incontro di mercoledì, dove sono emersi prepotentemente i problemi legati alle candidature, penso che l’incontro di oggi debba avere un forte taglio politico.
Il chiarimento è necessario perché non ci può essere una buona organizzazione se non c’è la voglia e il coraggio di fare delle analisi e di chiederci come mai da più parti si viva un forte disagio.
Oggi, dobbiamo dare delle risposte altrimenti non riusciremo a costruire coesione. Oggi, si deve voltare pagina.
Ogni volta che si cerca di comunicare mettiamo in gioco il pensiero.
Il Partito Democratico ha bisogno di pensiero politico che si traduce in progetto politico.
Ha bisogno di un luogo che è il partito stesso nei suoi organismi.
Non sono i giornali i luoghi dove noi dobbiamo trovare la mediazione.
Il più delle volte troviamo lo scontro fine a se stesso.
La gente che legge non è questo che vuole.
Ci è stato detto anche dai portavoce di circolo.
A nessuno di noi sfugge la difficoltà di trovare un percorso comune, un linguaggio condiviso.
Siamo un partito appena nato e già impegnato nella campagna elettorale.
Siamo un partito che sta cercando di trovare equilibrismi interni per garantire a tutte le “sensibilità” un riconoscimento, e come ci si batte perché nessuno passi in secondo ordine.
Poi magari diciamo che sono gli altri ad avere logiche di corrente.
Siamo coloro che rappresentano i cittadini ma gli stessi ci stanno dicendo di smetterla con le nostre “baruffe” perché i problemi sono altri.
Lo dice con forza Veltroni.
L’Italia nuova va costruita a partire da una società che è cambiata.
Ma il modo di fare politica è cambiato?
A quanto pare no!
C’è un “dichiarato” e un “agito” che sono in forte contrasto tra loro e su questo ci giochiamo la credibilità.
Siamo un partito che da una parte “dichiara” e dall’altra “agisce”; che si dà delle regole e poi non le rispetta.
Emblematica è la collocazione delle donne nelle liste della Camera e del Senato, ma non solo a livello mantovano, anche in quello nazionale.
La parità di genere va raggiunta!
Ma noi donne dobbiamo fidarci di più le une delle altre. Oltre le appartenenze ideologiche perché la strada per una promozione delle potenzialità femminili è ancora lunga.
Siamo un partito di volontari e di funzionari. Tra noi c’è chi fa politica ritagliando il tempo dai vari impegni familiari e professionali.
Tra noi c’è chi lo fa come professione.
Sono ruoli diversi ma che si integrano.
C’è bisogno gli uni degli altri in un rispetto reciproco per ciò che ciascuno può dare.
Ciò che unisce queste diverse modalità di vivere la politica è la finalità: un partito che legge le necessità del Paese, le interpreta e dà risposte.
Siamo un partito che tiene dentro di sé storie e appartenenze diverse, con rappresentanze numericamente diverse.
Far finta che non sia così, non corrisponde a verità.
Ma non possono esserci meccanismi di omologazione o di assimilazione.
Dobbiamo imparare a cogliere ciò che di nuovo c’è nella proposta del Pd e convogliare su questa le nostre esperienze e le nostre competenze.
Non è possibile il contrario: adattare la novità del Pd ai vecchi schemi di partito.
Una toppa nuova non si mette su un vestito vecchio.
Siamo un partito di adulti e di giovani, di chi ha militanza storica e di chi si affaccia per la prima volta alla politica.
C’è una responsabilità educativa e generazionale che deve vedere gli uni e gli altri mirare ad un progetto nuovo in un travaso continuo di passione, esperienza, pungolo, riflessione.
I giovani hanno il dovere di chiedere un modo nuovo di far politica, ma devono essere coerenti perchè spesso le vecchie logiche di partito non hanno età anagrafica.
In questo contesto di grande novità noi andiamo alle urne.
Lo sappiamo: Mantova non ha più in posizione eleggibile i parlamentari della legislazione precedente.
Le liste sono state predisposte e sui meccanismi di presentazione dei candidati abbiamo bisogno di soffermarci.
Le modalità di individuazione dei candidati sono state affidate alle indicazioni provenienti dai circoli.
L’esecutivo provinciale, attingendo dal regolamento regionale, non ha dato indicazioni di un numero minimo di nomi, cosicché, come ben sapete, sono giunti alla segreteria del partito ben 88 nominativi.
Un numero eccessivo è vero, ma se leggiamo questo dato come indicatore della disponibilità delle persone a mettersi in gioco, in rappresentanza dei territori, senza dubbio dobbiamo riconoscere la voglia di partecipare e di esserci.
Certo, se avessimo ascoltato la vicecoordinatrice che saggiamente indicava la possibilità di una eccessiva proliferazione, saremmo stati in grado di fare una scrematura già in una prima battuta.
I nominativi ritornati da Milano sono stati registrati per numero di indicazione proveniente dai singoli circoli fino ad arrivare alla lista dei 13, 8 donne e 5 uomini. Una lista che contemperava le diverse sensibilità.
E’ vero che si è detto che Burchiellaro avrebbe avuto una sua corsia essendo stato parlamentare per solo 20 mesi. Diversi circoli hanno assunto questa informazione e l’hanno utilizzata nel definire le indicazioni per le candidature. E’ vero che comunque il nome di Burchiellaro è stato indicato da diversi circoli.
Fino alla definizione della lista dei 13 il percorso è stato condiviso nell’esecutivo e di questo io come presidente do garanzia.
Poi, dal momento che le indicazione sono partite da Mantova, sono iniziate pressioni sugli organi selettivi, estranee all’esecutivo come organo decisionale, pressioni fatte a livello personale e di gruppo.
I risultati li conosciamo: abbiamo un solo candidato in posizione eleggibile.
A noi oggi spetta la decisione: si può continuare a insistere con gli stessi sistemi o finalmente cambiare, coscienti che, probabilmente, lungo questa strada perderemo amici e compagni che non vorranno, o non potranno cambiare.
Se riusciremo in questa sfida potremo dire di avere partecipato ad una vera rivoluzione, una rivoluzione che consegnerà ai nostri figli un modo diverso, nuovo e aperto di fare politica.
In questa “querelle” nessuno può “tirare la prima pietra” perché tutti più o meno siamo responsabili
Ora non è più il tempo di essere di “qualcuno”, dobbiamo renderci conto che se continueremo a ragionare e operare per schieramenti non avremo nessun futuro.
Che necessità c’era di fare il Partito Democratico se ancora adesso si continua con gli schieramenti e i modi dei vecchi partiti?
Lo so che non è facile, certe cose sono così radicate che ci vorrà molto tempo per cambiarle.
Ma serve coraggio per arrivare ad una riconciliazione politica.
Serve fantasia per trovare strade nuove di aggregazione.
Serve ascolto per prestare attenzione alle richieste della gente che chiede unità.
Serve uno slancio di generosità che si apra al futuro.
Serve pazienza per trovare linguaggi nuovi.
Serve tenacia per non abbattersi di fronte alle inevitabili difficoltà.
Ma se lo faremo, avremo qualcosa di grande e di nuovo: il Partito Democratico.
Noi vogliamo, noi dobbiamo, essere diversi. E’ oggi che si comincia.
Dina Vignoni
Tag: candidature, correnti, giovani, partito nuovo
11 marzo 2008 at 15:38
Queste considerazioni sono bellissime esortazioni a guardare avanti. Di questo ora abbiamo bisogno. Lo sappiamo soprattutto noi che viviamo in un territorio politicamente non facile, ma per certi aspetti anche vergine dalle logiche che si può permettere un partito forte e istituzionale.
Lo sappiamo noi che talvolta ci siamo avventurati in situazioni in cui ci mettevamo completamente in gioco. Senza reti di protezione. Forse è per questo che più strenuamente sosteniamo la credibilità del nostro progetto e ci siamo trovati a dire le stesse cose in assoluta sintonia.
La posta in gioco è alta per noi e per tutti. Il tempo sicuramente è poco, ma questa occasione è decisiva e dobbiamo coglierla mettendoci tutte le nostre energie. Il patrimonio da spendere ora è il nostro entusiamo (così ben testimoniato da Veltroni, figura di assoluta credibilità), ma anche ciò che abbiamo fatto concretamente ispirandoci a quei valori sottesi alla costituzione del partito stesso.
La testimonianza personale credo sia il miglior argomento della nostra campagna elettorale. E’ però indispensabile essere uniti, coerenti e coordinati e non solo per il momento contingente.
Buon lavoro a tutti
12 marzo 2008 at 18:38
Cari amici, apprezzo molto il discorso di Dina e l’entusiamso con cui ha risposto Francesca.
Di entusiasmo c’è sicuramente bisogno, e io da quando mi sono avvicinata alla politica, ho sempre portato questo entusiamo nelle mie pubbliche e private considerazioni.
Ma adesso, insieme all’entusiamo, credo sia necessaria una svolta vera, “un effetto shock”, al di là delle parole e della fiducia che noi dobbiamo continuare a dare al partito.
Dina chiede delle proposte concrete per iniziare una nuova epoca:
1) creazione di una “commissione sull’etica e le regole provinciale” che valuti la rispondenza delle azioni del partito e dei suoi componenti a livello provinciale rispetto a ciò che è scritto dei tre documenti ufficiali (codice etico, statuto, manifesto valori), ove ciò non fosse, richiamo formale e inoltro delle istanze alla commissione regionale di garanzia. Se le regole fossero condivise, si può prospettare anche l’allontanamento dal partito per chi viola palesemente le regole.
2) Come detto da Zanella, serve anche una commissione di garanzia in vista della preparazione di un nuovo esecutivo e di un nuovo segretario, che segua l’iter di preparazione delle candidature. Propongo regole certe e valide per tutti: entro il tot giorno si devono depositare le candidature, con cv del candidato/candidata, si prospettano circa una settimana/dieci giorni per fare dei confronti tra candidati (come per il parlamento) e poi alla fine l’assemblea seglie in base a ciò che i candidati hanno fatto vedere di sapere fare, non in base alle appartenenze politiche.
3) inizio immediato dei “forum” di discussione sui temi centrali del partito: laicità, temi etici, ambiente e siluppo sostenibile, lavoro ed economia…
non si può continuare a parlare solo di candidati e elezioni, parliamo di temi e confrontiamoci, solo così possiamo anche coinvolgere la gente, che non possiamo solo coinvolgere per chiedergli il voto.
Ci sarebbe molto altro, ma questo è solo un piccolo spunto di riflessione, con poche pretese di essere davvero un contrinbuto utile.
A presto
Simona Maiocchi