Dove sono gli alleati di Veltroni
Scrive il direttore di Europa nell’articolo che vi unisco: “Veltroni vuol finirla coi veleni… la partita decisiva però la gioca fuori…dove c’è un popolo di amministratori, dirigenti e militanti disorientato, tagliato fuori e umiliato dalle ferite d’immagine.”
Difficile dargli torto.
Dove sono gli alleati di Veltroni
s. manichini – Europa – 5dic.08
Se voleva essere risolutiva, se voleva stanare eventuali nemici interni, l’intervista di Veltroni a Repubblica non ha conseguito l’obiettivo. Certo può darsi che ci sia una moratoria delle «interviste polemiche », come le chiama Veltroni.
Ma basta una intervista «non polemica » di D’Alema, insieme ai ragionamenti di Rutelli in viaggio per Bruxelles riportati oggi da Europa, per capire che non sarà con un fuoco di sbarramento preventivo che Veltroni riconquisterà la piena leadership del Pd, come merita.
Dalla direzione del 19 in poi, Veltroni dovrà dare al proprio rilancio maggiore consistenza politica, legandosi a un progetto per il futuro più che alla rivendicazione delle cose fatte finora. Veltroni ha ragione nel chiedere più tempo. Ma non ce n’è. Ogni giorno su e giù per l’Italia si apre una falla, come se lo scafo del nuovo partito fosse stato opposto alle onde prima di essere pronto. Per questo è importante che il segretario capisca chi può aiutarlo e chi no.
Per parlare del fronte più esposto, un polverone si sta sollevando intorno all’autentico punto di forza del Pd: i suoi uomini che governano il territorio. È come se in un pentolone stia finendo un po’ di tutto: gli scandali veri di Napoli, quelli possibili di Firenze, le richieste dei demoleghisti, le lotte intestine dalla Sardegna a Roma, gli assessori sboccati, i trasversalismi campani, le vendette bolognesi post-cofferatiane… Veltroni vuole finirla coi veleni.
Non ci riuscirà certo senza avere intorno un gruppo dirigente nazionale più unito, solidale, ma la partita decisiva la gioca fuori. Dove però non ci sono più le masse delle primarie (alle quali si riferisce a volte come fossero un esercito personale), bensì un popolo di amministratori, dirigenti e militanti disorientato, tagliato fuori e umiliato dalle ferite di immagine.
Sono lì gli alleati veri di Veltroni, solo che sono persone smaliziate: più che dalle interviste e dalle lettere ai giornali, si fanno convincere dalla forza di una linea chiara, spiegabile e attuabile, flessibile per gli usi locali ma coerente a livello nazionale, orgogliosa, potenzialmente in grado di battere la destra.
Se Veltroni gli darà questo, li avrà con sé. Altrimenti rimarrà prigioniero nel convento del Nazareno.