28 marzo 2009 - Inserito da: Gilberto Quiri

Dichiarazione di voto al Senato di Anna Finocchiaro

Penso sia importante, per coloro che lo desiderano, avere la possibilità di conoscere il testo dell’intervento di Anna Finocchiaro, ieri al Senato, in merito alle “disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate”, conosciute come Testamento Biologico.
Un violento inganno
ANNA FINOCCHIARO

Questo disegno di legge è fondato sul tradimento e su parole ingannevoli. Il suo titolo dice “disposizioni in materia di dichiarazioni di volontà anticipate” e dunque gli italiani sono portati a credere che chi esprimerà una propria volontà, sia essa quella che chiede di essere mantenuto in vita artificialmente il più a lungo possibile, sia quella di finire la propria vita naturalmente, questa volontà sarà rispettata. Non è così.


Quelle dichiarazioni di volontà non sono vincolanti, potranno essere comunque disattese e il tradimento arriverà nel momento della maggiore debolezza, quando non ci sarà più la possibilità di dire no e dire sì. C’è una straordinaria violenza in questo. La maggioranza si sta arrogando il diritto di sostituirsi, di scambiare la sua volontà con quella di ciascun uomo. Nessuno, niente, la autorizza salvo la sua prepotenza. Non la autorizza la Costituzione, che sta allo stesso modo tradendo e non si rende conto di quanto il pensiero cattolico democratico seppe, in quell’articolo 32 della Costituzione, difendere la libertà e la dignità umana (così intimamente connesse da non poter essere scisse) contro l’orrore e la violenza della volontà di stato nell’imposizione di pratiche sanitarie sui corpi. Qui si capisce quanto fragile sia la concezione del centrodestra della libertà e della dignità dell’uomo, della sua volontà libera di tornare naturalmente, per chi crede, creatura di Dio, tra le braccia del padre o, per chi non crede, di finire dignitosamente come è naturale che accada, sperando di avere lasciato segni, affetti, esempi nel mondo.
La maggioranza ha brandito come spade le parole vita e morte, facendo un gran fracasso. In senato, dove era tempo del raccoglimento e della parola pesata.
Qui dove il suo fracasso voleva nascondere che ciò di cui si stava parlando era altro, era la scelta tra vita artificiale e morte naturale.
Era, come dire, un altro tema. Che si è voluto ignorare ed eludere. Perché qui, ancora, avrebbe dovuto fare i conti con un’altra grande questione, seria, inquietante e cioè come si ricollochi la dignità della persona umana di fronte al progredire della scienza. E se vi sia e vi possa essere una prepotenza della scienza che travolge il senso dell’esistenza umana.
E se la dignitosa libertà dell’uomo possa essere argine rispetto a questo.
Come in molti sostengono, e come dice la legge sulla fecondazione assistita, non è legittimo manipolare la vita per evitare malattie e malformazioni, ed invece sarebbe ed è, secondo la maggioranza, legittimo manipolare la morte e costringere un corpo per mesi, per anni, su un letto, attaccato a macchine, tubi e cannule. In un’ossessione, che non è di quell’ uomo o di quella donna a cui quel corpo appartiene, perché la loro volontà era che si compisse naturalmente ciò che è scritto che deve compiersi.
Noi vogliamo garantire il diritto di quella scelta. Solo questo.
Non mi hanno convinto gli interventi di Pdl e Lega sul diritto alla vita. Innanzitutto come giurista. Non c’è un diritto che vive fuori dal soggetto che ne dispone e che lo esercita. Io ho il diritto alla vita e lo stato deve garantire che io possa esercitarlo e non dispone della inviolabilità del mio corpo. Ce l’ho perché sono una donna o un uomo, e vivo in un paese democratico. Io ho diritto a non vedere praticati sul mio corpo trattamenti sanitari che non voglio, e lo stato deve garantire questo diritto.
Il Partito democratico in ogni maniera consentita, ha cercato di trasferire nel testo la netta affermazione della sacralità della vita, della sua intangibilità e della conseguente impossibilità di disporne da parte di qualunque soggetto istituzionale.
Ma alla maggioranza sfugge un particolare.
O meglio un essenziale presupposto.
La Costituzione non crea diritti, li riconosce perché essi appartengono agli uomini che nascono liberi ed uguali, e il patto tra gli uomini – la Costituzione democratica – è che lo stato rispetti quei diritti, li garantisca nel loro esercizio, promuova ogni condizione perché possano esplicarsi. Perché lo stato limiti la propria forza, non perché la trasformi, in ogni campo, in un suo monopolio.
Individuo e stato, libertà e autorità, questo è il punto. E lo era nel ’48 perché uscivamo da uno stato totalitario, perché altrove, con i regimi comunisti si radicavano altri regimi totalitari. Loro sembrano ignorarlo, loro che si chiamano proprio Popolo delle libertà.
E c’è un’altra cosa che voglio dire, come presidente del gruppo Pd, ma anche come persona. Ho imparato molto, proprio molto, dal dibattito interno al mio gruppo, dal confronto così serrato, e anche difficile talvolta con sensibilità diverse dalle mie su queste questioni.
Ho imparato a dubitare. Delle mie certezze, della mia pretesa razionalità, del cartesianesimo delle mie convinzioni.
Ho dubitato. È stato un privilegio e faceva male, è stato costoso. Ma io e gli altri, cito Franco Marini, ma potrei citare Bosone o Soliani o Rutelli o Scanu e i tanti altri, abbiamo potuto farlo, di discutere così fra noi, e poi di decidere, rispettandoci di più e di più comprendendoci, perché, appunto, non abbiamo avuto paura di farlo. E io, per prima, ho sperimentato mentre infuriavano su di noi le polemiche e le ricostruzioni, anche grottesche – spesso ingenerose – di questo lavoro, che esso poteva essere fatto solo partendo dal riconoscimento pieno e senza condizioni, dell’a priori della libertà di ciascuno.
La straordinaria bellezza di questo percorso, il suo straordinario valore sono il nostro contributo politico. Da parte di Pdl e Lega ho visto paura e sordità.
Non un segno, uno solo, che erano disponibili ad ascoltare, a comprendere, a dubitare. Eppure molte sono state le occasioni che con sforzo sincero sono state loro offerte dai nostri senatori e dalle nostre senatrici. Forte di tutto questo annuncio il voto contrario del gruppo del Pd a questo testo mentre, come è inevitabile, tra pochi minuti morirà la libertà e la dignità dell’uomo – così come garantita dall’articolo 32, 2° comma, 2a parte della Costituzione repubblicana, così come scritta da Aldo Moro.
(dalla dichiarazione di voto pronunciata ieri in senato)

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1 Commento in “Dichiarazione di voto al Senato di Anna Finocchiaro”

  1. Marinelli Giovanni Says:

    Come sempre la Finocchiaro ha dimostrato, anche in questa occasione, grande levatura intellettuale e spirito autenticamente laico. Non cosi i due senatori Baio e Gustavino (.. e forse anche il Rutelli di Tarso se non si fosse defilato in Cile). L’assenza di Veronesi la ritengo più che giustificata per le battaglie che sempre condotto sul tema.

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