Il welfare secondo noi
Penso di fare cosa utile a coloro che sono interessati, nel proporvi l’intervento, su Europa di oggi, di Tiziano Treu in merito alle “politiche del Pd in materia di lavoro e di welfare” come primo contributo alla futura Conferenza Programmatica.
| La Conferenza nazionale che comincia oggi affronta temi centrali per definire le politiche del Pd in materia di lavoro e di welfare. Essa vuol dare un primo contributo in vista della conferenza programmatica che dovrà elaborare più approfonditamente le politiche e la stessa identità del partito. Ma il fatto che la Conferenza si collochi nel mezzo di una crisi finanziaria ed economica di eccezionale gravità ci impone di proporre non solo linee di riforma strutturali ma anche interventi per una emergenza che colpisce drammaticamente l’economia e la nostra società. Rispondere bene all’emergenza, non in modo disorganico e improvvisato come sta facendo il governo, è fondamentale anche per non precluderci la strada delle riforme. Noi proponiamo misure di welfare universale per tutti i cittadini e le famiglie, non aiuti settoriali che alimentano un welfare categoriale e corporativo come è stato finora e come il Libro verde del ministro Sacconi vuole conservare. Vogliamo che sia attivo cioè, che promuova le capacità delle persone dalla prima infanzia fino alla vecchiaia. Vogliamo che le persone non siano lasciate sole, ma inserite in reti di solidarietà aperte, dove pubblico e privato collaborino per obiettivi comuni. La nostra è una proposta di riforma; ma è anche una risposta all’emergenza perché più che mai in questo momento di crisi un welfare rinnovato costituisce un elemento essenziale di stabilizzazione economico sociale. Le nostre proposte si concentreranno su tre priorità necessarie sia per rispondere al disagio sociale sia per rilanciare l’economia: sostegno ai salari e alle pensioni, intervento nelle crisi aziendali, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, compresi precari; contrasto alla precarietà del lavoro. La gravità della crisi richiede politiche immediate per dare fiducia a consumatori e produttori. Finora il governo si è limitato ad annunci; negli ultimi giorni ha indicato misure insufficienti, con risorse scarse disperse in mille rivoli. Invece gli interventi, soprattutto quelli a favore dei redditi da lavoro, devono essere strutturali e consistenti se vogliamo sostenere i consumi. Misure una tantum e di ammontare irrisorio come quelle promesse non servono. Una manovra espansiva, per avere un impatto significativo sulla crisi, deve mobilitare almeno l’1% del pil (di risorse nuove, non riciclate). Nella manovra noi diamo la priorità a salari e pensioni. Le imprese hanno ricevuto dalla Finanziaria dello scorso anno una riduzione strutturale del costo del lavoro di 3 punti per un valore di 5 miliardi, di cui continuano a goderne. Ora occorre riequilibrare l’intervento. Si deve attuare subito una riduzione fiscale di almeno 400 euro, da introdurre in concomitanza con il pagamento della tredicesima. La proposta a regime è di arrivare a una riduzione di 100 euro mensili, pari circa al valore medio del rinnovo di un contratto nazionale di categoria. La limitazione della misura ai redditi medio bassi (fino a 30 mila) assicurerebbe che queste siano spese effettivamente in consumi. Sarebbe poi importante che una tale misura fosse coordinata a livello europeo, perché così l’effetto complessivo sulla domanda sarebbe moltiplicato. Il sostegno ai salari e alle pensioni va completato con l’estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, compresi i precari e i dipendenti delle piccole imprese che ora ne sono privi. Questo sostegno è un rimedio urgente per contrastare le crescenti precarietà; serve non solo ai lavoratori ma alle piccole imprese che, con opportuni ammortizzatori, possono resistere alle crisi. Possono essere necessari all’inizio 3-4 miliardi di euro; ma già ora gli interventi di cig in deroga costano oltre un miliardo. Date queste priorità è necessario che gli interventi a favore delle imprese siano particolarmente selettivi. Ci si deve concentrare su priorità specifiche, che oltretutto costano relativamente poco: rafforzare con fondi pubblici le garanzie dei prestiti a piccole e medie imprese solvibili ma con problemi di liquidità; accelerare le linee di sostegno agli investimenti in settori economici innovativi già individuati dallo scorso governo, anche eliminando temporaneamente i meccanismi di autorizzazione previsti per il credito di imposte. Occorre un impegno comune per fare scelte all’altezza della gravità della crisi; e anche per trovare le risorse necessarie. Le soluzioni ci sono: rinviare o abolire la detassazione degli straordinari, riprendere la lotta all’evasione, usare le risorse liberate dalla riduzione degli interessi sul debito pubblico, conseguente alla crisi. Comunque anche uno sfondamento temporaneo del 3% del deficit è preferibile a un blocco totale dell’economia. |