11 novembre 2009 - Inserito da: Gilberto Quiri

Indagine sui delegati dell’Assemblea romana

A seguire l’articolo, su Europa di ieri, di Paolo Natale.
Meglio l’Udc che la sinistra

Europa – 10nov09

Come già durante la prima assemblea costituente del Partito democratico, tenutasi nel 2007, anche quest’anno un gruppo di docenti dell’università di Milano ha svolto un’indagine sui delegati presenti a questa seconda assemblea romana. Con l’obiettivo di comprendere meglio non soltanto il loro profilo demografico e sociale, ma anche il loro pensiero sul futuro del Pd.
Numerose sono state le domande poste ai presenti, che si sono dimostrati peraltro sufficientemente stakanovisti da rispondere non soltanto a questa indagine, piuttosto agile, ma anche ad un ulteriore questionario di quasi 20 pagine, distribuito da un altro gruppo universitario.
Grande collaborazione dunque, segno che questi strumenti di analisi e di approfondimento sono entrati nel Dna dei protagonisti del partito, che si rendono conto della loro utilità, sia per comprendere come sono fatti, sia per il loro utilizzo nella costruzione di un percorso di conoscenza e di condivisione delle linee politiche future.
Cosa ci raccontano allora i risultati? È ancora un po’ presto per avere una rappresentazione complessiva del pensiero degli intervistati, che richiederà tempi un pochino più lunghi. Ma alcuni spunti possono essere qui presentati, in particolare rispetto ad una decina di domande che sono già state elaborate nel corso di questi primissimi giorni.
Innanzitutto qualche informazione demografica.
I delegati che hanno risposto (un campione rappresentativo di quasi il 40 per cento dei presenti all’assemblea) appaiono ben equilibrati dal punto di vista del genere: 55 per cento uomini e 45 donne, segno di una ormai raggiunta parità, sotto questo punto di vista. Il livello di scolarizzazione si presenta poi particolarmente elevato: oltre il 70 per cento è in possesso di una laurea, un dato in lieve incremento rispetto all’omologa indagine di due anni fa.
Dal punto di vista anagrafico, la maggioranza dei delegati appartengono alle classi centrali del ciclo di vita: oltre i due terzi hanno infatti un’età compresa tra i 35 e i 59 anni, mentre i più giovani e i più anziani si dividono equamente il restante 33 per cento.
Ma veniamo ora ad alcune risposte che approfondiscono meglio il loro pensiero ed i loro giudizi. La formula utilizzata in questa occasione per la scelta del segretario (voto degli iscritti e poi degli elettori) trova un consenso molto elevato, pari al 63 per cento dei rispondenti, mentre il 28 manifesta la propensione di limitarla ai soli iscritti; molto bassa (meno del 10) la quota di coloro che prediligerebbe il ricorso all’assemblea dei delegati. L’auspicato cammino prossimo, che dovrà vedere impegnata la nuova segreteria Bersani, viene individuato a grande maggioranza nel deciso compito di consolidare il profilo identitario del Pd, la sua linea politica ed il suo programma.
Solo successivamente, in un secondo tempo, esso dovrà dedicarsi alle alleanze per una possibile vittoria elettorale.
Molto chiaro l’atteggiamento di fondo dei delegati: per troppo tempo si è dedicato spazio e risorse alla costruzione più di una politica di alleanze tattiche che di elementi strategici e fondativi, perdendo dunque di vista il tassello fondamentale che può permettere la sedimentazione del partito nella società italiana.
Senza una identità forte e coesa, paiono affermare i rispondenti, non si potrà andare molto lontano.
E i prossimi 3-4 anni, quanti ci separano dalle (probabili) prossime elezioni politiche, devono essere il tempo della semina, se si vuole raccogliere qualcosa di solido e duraturo nell’elettorato italiano. Ma quali devono essere i valori di riferimento su cui costruire il partito? Accanto ad un ovvio afflato ambientalista, ne emergono principalmente quattro: lavoro, merito, uguaglianza, laicità.
L’impressione generale, condivisa dalla quasi totalità dei presenti, è che il periodo legato ai due partiti costituenti, Ds e Margherita, sia ormai definitivamente chiuso. Per battere il centrodestra, il ritorno al passato dunque non può più venire ripreso in considerazione.
L’idea dichiarata da oltre il 70 per cento dei delegati è che il sistema dei partiti debba tendere verso una (possibile) alternanza tra due partiti forti, sul modello americano, benché permanga valido, per una quota comunque minoritaria, che la presenza di un forte partito di centro con cui stabilire alleanze di governo non sia del tutto da rifiutare.
Un’ultima domanda legata a quest’ultimo aspetto, vale a dire sulle possibili eventuali alleanze alle prossime elezioni, ribadisce una tendenziale apertura più verso il centro dello schieramento politico che nei confronti della sinistra radicale. La maggioranza dei delegati (quasi il 55 per cento) è dell’idea di privilegiare le alleanze di centro, mentre il 32 per cento opta per quelle di sinistra.
Un ristretto gruppo residuale (meno del 15 per cento) indica infine la corsa solitaria.
Sono queste soltanto le prime indicazioni che emergono dall’indagine. Tra un paio di settimane, quando le analisi di tutte le restanti risposte saranno ultimate, ci torneremo con una profondità di dettaglio maggiore, magari dedicando loro più di una puntata per affrontare i diversi punti del questionario.

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