La mia riforma fiscale
(Senza la presunzione di dare lezioni a Tremonti)
L’On. Bruno Tabacci, mio ex compaesano quistellese, che conosco bene e stimo anche come esperto fiscale, ha da sempre sostenuto che per far pagare le tasse a chi le evade, è necessario “mettere in conflitto” gli interessi dei consumatori con quelli dei fornitori di beni e servizi in generale.
Un mezzo che ritengo possa essere efficace per generare detto “conflitto” è quello che io chiamerei “metodo americano”.
Esso consiste in:
1) eliminare il “sostituto d’imposta” e pagare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati (i quali le tasse le pagano oggi tutte alla fonte) lo stipendio o la pensione al lordo delle ritenute fiscali.
2) aumentare di almeno il 10% le attuali aliquote IVA (che chiamerei “IVA di traino”);
3) restituire, su “volontaria” richiesta del contribuente, il 12% dell’IVA pagata su tutte le spese “documentate”, all’atto della dichiarazione annuale dei redditi.
4) tassare con una aliquota progressiva adeguata (comunque superiore al 30%) solo il reddito non speso e nascosto “sotto il materasso”, o investito in titoli al portare, in azioni o altro;
5) detassare completamente il reddito non speso purché venga investito in “cartelle” nominative di Stato, di Regioni o di Ccomuni o altre forme di risparmio, finalizzate a scopi sociali (infrastrutture, scuole, ospedali ecc.) e aventi un rendimento almeno di un punto percentuale superiore a quello dei titoli di Stato al portatore.
Per essere attuabile detto “metodo americano” occorre necessariamente che:
a) lo scontrino, la ricevuta fiscale, la fattura o ogni altro documento di spesa, siano opportunamente formattati, “tascabili” ed omologati per la lettura elettronica e che contengano oltre il codice fiscale o la partita IVA del fornitore del bene o del servizio, anche il codice fiscale dell’acquirente consumatore, nonché il computo scorporato del prezzo pagato e dell’IVA corrisposta: una cosa simile mi sembra sia già stata introdotta con il cosiddetto “scontrino parlante” delle farmacie.
b) che il consumatore venga fornito di una sorta di “card” o “tessera fiscale e amministrativa” elettronica con inserito il proprio codice fiscale e quanto altro si volesse inserire (estremi di identità, tessera sanitaria, certificato elettorale ecc.).
c) che i registratori di cassa siano tecnicamente ed elettronicamente omologati per tale fatturazione, in modo che all’atto del pagamento, per esempio, del caffè al bar, il consumatore, “istintivamente”, insieme ai soldi consegni anche la “tessera” da inserire nel registratore per poi ritirare lo scontrino e la tessera già “scannerizzata”.
Con tale metodo, il consumatore è fortemente interessato (se non ha del “nero” da spendere) a pretendere il documento di spesa regolare al fine di poter chiedere (se lo ritiene) a fine anno, in sede di denuncia dei redditi, il rimborso della maggior IVA anticipata (10%), nella misura del 12% (tale maggiorazione riconosce una specie di interessi sulla maggior IVA anticipata nell’anno)
Nel contempo, i fornitori di beni e servizi “al consumo” sono costretti a “fatturare” e quindi a pagare tutte le tasse dovute,
Un punto debole della “riforma” potrebbero essere la parziale perdita della “progressività” contributiva in base al reddito, con sospetti di incostituzionalità (di fatto solo per gli alti redditi, ma per lo Schampagne e il caviale, l’IVA potrebbe essere raddoppiata !)
Per una migliore comprensione faccio un esempio (non so se completamente realistico ed esatto):
Il Sig. Sempronio, pensionato medio, fortunatamente con casa di proprietà, percepisce un reddito lordo da pensione pari Euri 23.000 sul quale paga una imposta di Euri 5.250 (circa il 23%). A Caio restano netti Euri 17.750 pari a circa 1.365 Euri per 13 mensilità.
Con il mio “metodo americano” il Sig. Caio riceve, come detto, Euri 23.000 (1.770 al mese) e riesce alla fine dell’anno a spenderne solo 20.000, risparmiandone 3.000 che investe in titoli “nominativi” finalizzati, per …..cattivo esempio, alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina e ricevendone un interesse annuo di 90 Euri.
Alla fine dell’anno, contestualmente alla denuncia dei redditi, Caio chiede il rimborso della maggior IVA anticipata, maggiorata al 12% su Euri 20.000 spesi, cioè Euri 2.400, somma che può investire in altri titoli nominativi o al portatore
Alla fine Caio concretizza un notevole aumento del proprio reddito, lo Stato incassa certamente dal fornitore dei beni e dei servizi, tutta l’IVA “trainata” dai consumi documentati dal Sig. Caio,. Il prevedibile forte minor gettito tributario realizzato dello Stato ritengo sia ampiamente compensato da un drastico abbassamento dell’evasione fiscale che maggiormente oggi si annida nel commercio, nelle libere professioni e nei servizi al consumatore.
Se poi Caio, essendo un pensionato ancora in gamba, fa il giardiniere, l’idraulico o l’elettricista “in nero” vuol dire che sul compenso speso al consumo, paga il 30% di IVA, non richiedendone “ovviamente” il rimborso parzialmente anticipato.
Quanto prospettato dal sottoscritto, inesperto in materia fiscale, forse non potrebbe funzionare, in relazione ai “grandi numeri”
Giovanni Marinelli
Tag: fisco, progressività, riforme, tasse
24 novembre 2009 at 14:17
Questa è la risposta di Tabacci. Attendo ora quella di Carra e Colaninno
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Caro Marinelli,
davvero grazie per la mail del 20 novembre con la proposta fiscale.
La studierò, ma mi sembra davvero completa.
Cordialmente
Bruno Tabacci