30 marzo 2009 - Inserito da: Gilberto Quiri

Riflessione di Stefania Fontanesi alla dichiarazione di voto di Anna Finocchiaro

La “dichiarazione di voto al Senato” sul testamento biologico, di Anna Finocchiaro è un gioiello di equilibrio, cultura, sensibilità, che ci dice quante potenzialità ha il partito democratico.

            Bello il sottile riferimento al diritto di tornare al Padre,  se credenti, o di finire dignitosamente in modo naturale, sperando di aver lasciato l’”eredità di affetti” di foscoliana memoria, per chi non crede.

            Preciso il richiamo, da giurista, al diritto della persona alla vita e alla necessità che lo stato garantisca, come dice Finocchiaro, che “sul mio corpo non siano praticati trattamenti sanitari che non voglio”, e puntuale l’affermazione che la Costituzione non crea diritti, ma li riconosce, perché appartengono agli uomini.

            Ciò che però mi ha spinto a scrivere questa nota, è l’aver messo in rilievo il valore del dubbio: “ho imparato a dubitare… è stato costoso, ma è stato un privilegio” che, aggiungo io, la destra non ha, perché non ha cultura, perché non conosce il valore del dubbio. La capacità di non coprire le divergenze, anzi di lasciarle emergere, fa proprio la differenza fra il Pd e il Pdl: solo la persona consapevole accetta l’incertezza, il dubbio, perché riconosce la libertà di ciascuno, anche attraverso discussioni aspre, in un cammino dove il rispetto dell’altro è un valore e la diversità è una risorsa. Se poi, come in questa occasione del testamento biologico, è il gruppo che raggiunge una decisione condivisa, possiamo essere contenti di appartenere al partito, che, nella fattispecie, ha lavorato per evitare una legge che disconosce l’articolo 32, sec. comma, sec. parte, della Costituzione.

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