16 marzo 2008 - Inserito da: Gilberto Quiri

Riflessioni su interventi sulla Gazzetta di Mantova

Propongo alcune riflessioni sui recenti interventi sulla Gazzetta di Mantova di Alessandro Benatti e Carlo Grazioli.
Scrive Benatti:
a) “… In pratica come è possibile passare dalle dichiarate buone intenzioni, alla prova dei fatti? Non esiste un’unica ricetta, ma un metodo importante si! Ed è quello di dare agli organismi rappresentativi il loro giusto potere.”
b) “…Credo che già riuscire ad avviare una discussione di sostanza sui temi rilevanti del nostro territorio, ascrivendolo alle “giuste sedi”, non sopirebbe tutte le tensioni ma certo in buona parte le neutralizzerebbe, e soprattutto renderebbe il Pd mantovano da subito, molto più utile alla comunità…”
c) “p.s. – non credo che esista la talvolta evocata e nemmeno io ne sono un esponente, piuttosto esiste tra noi…”


Dice Carlo Grazioli:
a) “Se c’è un terreno invece su cui misurarsi, e questo vale per tutti i partiti, è quello del “rinnovamento” che passa solo attraverso un’assunzione decisa di responsabilità che aiuti il crescere della cultura del ricambio responsabile…”
b) “C’è tutto un mondo che per decenni è rimasto ai margini della politica. Penso ai giovani e alle donne a cui abbiamo dato pochissime occasioni per misurarsi, che è pronto…”
Alessandro, permettimi una sottolineatura. Ho riportato alcuni spunti che condivido totalmente, quello che più sento, adesso, vicino alla mia sensibilità è però il tuo post-scriptum, la dove dici: “..non credo che esista la tanto evocata…”. Qui, nel non sentirsi parte di “tanto evocata area” sta secondo me il “nocciolo” della problematicità della situazione mantovana, mi riferisco al Partito Democratico ovviamente.
Come talvolta accade nelle cose della politica, abbiamo, forse, superato la linea di crinale; avvicinandoci troppo alla linea del “possibile non ritorno”. Mi riferisco qui alla assoluta necessità, per me, di evitare, come dire, aggregazioni, insiemi, gruppi di persone che sentono fra loro un forte feeling, ma che appunto diventano inevitabilmente “esclusive” nei confronti dell’esterno: “esclusive” nei confronti degli altri e non “inclusive”. Riproponendosi in nuce, in un partito nuovo, che altro non è che un “grande gruppo con relazioni, interessi, valori convergenti” il rischio forte del correntismo. Che è condizione inevitabile (appunto “non-evitabile” nonostante tutta la buona volontà delle singole persone) se ci si muove in modo esclusivo e non inclusivo.
 Penso insomma, per dirle con ulteriore chiarezza, che tutti dobbiamo cercare, come tra l’altro ci aiuta il dna del nostro nuovo partito, di volare liberi e “soli”, ma non soli nei confronti dei competitori esterni, ma anche soli nei confronti del piccolo gruppo che sentiamo amico. Dobbiamo aborrire, scappare via, fuggire come lepri, dalle situazioni che portino a definirci a farci sentire “dentro” come appartenenti a un gruppo che, come il Po della campagna elettorale in corso nel nostro territorio che sfocia nel mare, così sfoceranno in “correnti” o come altro diavolo verranno chiamate.
 E’ per questo che ho molto apprezzato il tuo “post scriptum” perché, come penso sia chiaro, vi ho visto la sottolineatura della condizione di “non appartenenza”.

Gilberto Quiri

Tag: ,

Lascia un commento