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	<title>I Democratici &#187; extracomunitari</title>
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		<title>Comunità fragili</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 07:41:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanna Martelli</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni le pagine dei giornali locali hanno raccontato due storie: quelle   di   due comunità, Guidizzolo e Bigarello,  che  alla notizia  improvvisa  dell’arrivo di  famiglie Sinte  si trovano smarrite  e in difficoltà e quella di Volta Mantovana che vive con  disorientamento la vicenda legata  allo sfruttamento dei cittadini stranieri irregolari.<br />
Sono storie che fanno riflettere e che mettono in luce la fragilità delle nostre  comunità.   Improvvisamente si rivelano due volti:  uno,  la dimensione  della  produttività , del lavoro,  dello “stare” in una modernità senza regole dove tutto è ammesso e  l’altro la  paura verso chi improvvisamente irrompe nei vissuti quotidiani.</p>
<p><span id="more-799"></span></p>
<p>Due volti che fanno emergere  una fragilità frutto  di quell’insicurezza diffusa che non fa  più distinguere il traffico di merci da quello delle persone,  che fa confondere l’informazione che costruisce i legami sociali da quella che li scardina  indebolendo il senso di appartenenza  ad  un luogo  inteso come insieme di relazioni  significative,   fondate sulla memoria e  costruttrici di identità.</p>
<p>Le riflessioni portano   a dire che il “disagio” è diventato ormai una caratteristica strutturale delle nostre comunità e non solo di alcune categorie sociali : gli immigrati, gli zingari  i clandestini.<br />
Il “disagio” richiede  quindi una “cura”  che deve nascere proprio dalla  “ sana operosità”, tratto identitario  forte del nostro territorio.</p>
<p>Non si tratta quindi di includere gli esclusi,   è il tempo di  costruire nuove alleanze  tra i mondi che compongono  la nostra società.   Una società fatta di imprese, di professioni, di cittadini e  di solidarietà.</p>
<p>E’ venuto anzitutto il tempo che la politica promuova  quella “competizione positiva” in grado di  muovere le indifferenze  e far riemergere  quella parta sana, onesta  attiva e propositiva che è presente nelle nostre comunità ed è capace di  costruire e produrre azioni positive.</p>
<p>Il compito  più importante  è delle amministrazioni locali,   che devono tornare ad essere  promotrici di dialogi aperti tra tutti e con tutti  senza temere il conflitto che evidenzia comunque la presenza di un legame, di un interesse.<br />
La sfida maggiore sta  quindi   nell’unire le imprese, il volontariato e  il mondo della solidarietà    nella  ricerca di  un interesse comune che  sappia   tener insieme le differenze  e far trovare la “cura“ per le nostre comunità fragili.</p>
<p>Giovanna Martelli</p>
<p>Segreteria  Provinciale Partito Democratico</p>
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		<title>2010 odissea nel mondo della crisi, della paura e del razzismo</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 21:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriella Felchilcher</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggendo le cronache di Rosarno  si resta allibiti, sgomenti di fronte a quanto sta succedendo nel nostro paese. Si accavallano nella mente tante immagini, condizioni disumane di vita in baracche di cartone e scene inaudite di violenze: violenza, condannabile, dovuta all’esasperazione, che genera altra violenza quella punitiva, squadrista. Restano nelle orecchie le urla bestiali di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Leggendo le cronache di Rosarno  si resta allibiti, sgomenti di fronte a quanto sta succedendo nel nostro paese. Si accavallano nella mente tante immagini, condizioni disumane di vita in baracche di cartone e scene inaudite di violenze: violenza, condannabile, dovuta all’esasperazione, che genera altra violenza quella punitiva, squadrista. Restano nelle orecchie le urla bestiali di chi si scaglia sia contro quei “neri che se ne devono andare”, sia contro le forze dell’ordine colpevoli di difendere i neri,  nel tentativo di riportare un minimo di legalità in una terra dove governa l’antistato che ha un solo nome: ’ndrangheta. La cosa strana è che la criminalità nella zona  gestisce i propri affari e non dovrebbe avere interesse a disordini che richiamino l’attenzione dello Stato o forse lo fa proprio per creare un diversivo rispetto alla bomba esplosa a Reggio Calabria? Gli interrogativi sono tanti. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"><span id="more-763"></span><br />
</span>
</p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si legge poi che questo popolo di migranti, sfruttati stagionali occupati in agricoltura, vengono pagati una manciata di euro al giorno per fare un lavoro che i locali rifiutano e, ad utilizzare le loro braccia, sono perciò i proprietari terrieri che ne hanno bisogno. Però poi si scopre  che, al netto degli aiuti europei, il valore di un chilogrammo di arance è oggi di 6 centesimi e allora molti scelgono  di lasciare le arance sugli alberi perché raccoglierle costerebbe troppo e questo provoca una diminuzione di lavoro per i braccianti. E’ purtroppo la crisi economica, ma ad essa si affianca anche l’assurdità di certe leggi tipo la Bossi-Fini che producono frustrazione tra chi cerca di rispettare la legge, come quell’imprenditore agricolo che ha presentato la richiesta per diciotto permessi di lavoro e se li è visti rifiutare perché le quote erano esaurite. </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Poi arrivano le dichiarazioni del ministro leghista dell’Interno: “L’errore di questi anni è stato tollerare un’immigrazione clandestina che ha alimentato criminalità e forte degrado” </span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Sta a vedere che adesso la colpa è di Prodi e del governo di centrosinistra….</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Poi però  un sondaggio di Sky  butta lì sul video un numero:  il 71% degli italiani concorda con la frase di Maroni, saranno anche dati di un campione non significativo di cittadini, ma fa impressione lo stesso..</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tra le bancarelle dei nostri mercati rionali la gente manifesta gli stessi sentimenti: “gli extracomunitari se ne devono andare”.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">“Ormai gli stranieri sono trattati meglio degli italiani” si sente dire con sempre maggiore convinzione e, dopo dieci minuti coloro che hanno gridato più forte, si avviano in gruppo verso la Chiesa per assistere alla Messa prefestiva del sabato.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ma che ci sta succedendo? Come ci siamo ridotti? Dove stiamo andando?</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Si resta confusi, frastornati di fronte a questo aumento dell’intolleranza. Io ho una sola certezza anzi due: in uno stato civile non si può tollerare che migliaia di persone vivano nell’indigenza più totale, senza alcuna dignità e  non si può non imputare a questo governo liberista di destra  la responsabilità dell’attuale situazione.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I bisognosi aumentano ogni giorno, ci sono sempre più italiani tra di loro ed il razzismo è la prima conseguenza di questa guerra tra poveri.</span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Serve un governo che si occupi finalmente dei problemi di questo Paese e non solo di leggi ad personam e servono amministrazioni locali che mettano i cittadini al centro dell’interesse amministrativo. Un’utopia? Non so, e se, invece, fosse giunto il momento di un cambio di mentalità e di un modo nuovo di fare politica?<br />
</span></p>
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		<title>Extracomunitari</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 08:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franca Caiola</dc:creator>
				<category><![CDATA[DAI COMUNI]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri sera ho partecipato ad una riunione del Partito Democratico in vista del Congresso e, durante il dibattito, parlando degli extracomunitari, è stata fatta un’affermazione sulla quale vorrei invitare ad una breve riflessione. L’affermazione è questa: “Dovremmo essere grati agli extracomunitari perché svolgono i lavori che noi italiani non vogliamo più fare”. Questa cosa noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Ieri sera ho partecipato ad una riunione del Partito Democratico in vista del Congresso e, durante il dibattito, parlando degli extracomunitari, è stata fatta un’affermazione sulla quale vorrei invitare ad una breve riflessione. L’affermazione è questa: “Dovremmo essere grati agli extracomunitari perché svolgono i lavori che noi italiani non vogliamo più fare”. Questa cosa noi la diciamo spesso, ma penso che non sia una bella cosa, perché mi sembra un’ammissione implicita non di accoglienza, bensì di giustificazione alla loro presenza, direi quasi di tolleranza, sul nostro territorio perché, appunto, fanno lavori che noi consideriamo pesanti o degradanti e siamo ben lieti di lasciare a qualcun altro. Non è questo lo spirito dell’accoglienza e dell’uguaglianza che è, o dovrebbe essere, nel nostro Dna: sono persone come noi, non sono i nostri schiavi. Perciò mi chiedo se, forse, non sarebbe meglio lasciare ad altri queste affermazioni e puntare di più sull’uguaglianza e sui diritti umani così come proclamato dalla Dichiarazione universale e dalla nostra stessa Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="0cm 0cm 0pt;"><span style="Times New Roman;">Franca Caiola</span></p>
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