Contributi Taggati ‘lavoro’

CULTURA COME RISORSA – FESTA DEMOCRATICA

mercoledì 17 agosto 2011

Ad una attenta riflessione l’idea di risorsa è nel concetto stesso di cultura. Come sottolinea acutamente Zygmund Bauman (Vita liquida, 2005, p.49), cultura dalla metà del ‘700 indica “attività finalizzata”. Ed è legata ad una concezione degli esseri umani non come “dati in modo non problematico, anelli preordinati della catena divina, ma come elemento duttile, urgentemente bisognoso di restauro e/o miglioria”
Etimologicamente deriva da “colere” che significa coltivare, riferito all’agricoltura, ma anche alla divinità, poiché ha in sé la sacralità dell’auspicio, della “messa a frutto”. “Colere” per avere il favore della terra, della natura e degli dei. Da qui termini che apparentemente sembrano lontani, ma che appartengono allo stesso campo semantico: culto, colto, coltura, cultura.
Cultura, ha poi in sé anche l’idea di futuro, di imminenza, di proiezione, progetto e intenzione che è nella sua forma cristallizzata dell’antico participio futuro.

(continua…)

Per dare valore al lavoro

domenica 26 giugno 2011

Finite le sbornie elettorali e referendarie si torna, forse, ad avere più tempo per qualche considerazione politica di lungo respiro.

Sul tema del precarietà nel mercato del lavoro, pur avendo il Partito Democratico una posizione ufficiale sostenuta da Piero Fassina (basata sull’ipotesi semplice ma anche troppo semplificativa che basti aumentare sensibilmente i contributi a carico degli “atipici” per risolvere il problema), rimane viva e tonica l’ipotesi della flexsecurity di cui il senatore Ichino è da sempre il portavoce più autorevole e attivo.

Alla Assemblea Nazionale sul Lavoro del PD (Genova 17,18 giugno 2011) il tema è ovviamente ritornato a galla con un bel documento (tra gli altri) di parlamentari, studiosi e dirigenti PD intitolata “Per dare valore al lavoro“, sottotitolo “LE LINEE ESSENZIALI DI UN’INIZIATIVA INCISIVA, CAPACE DI SUPERARE IL DUALISMO DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO E AL TEMPO STESSO DI ADATTARE IL NOSTRO SISTEMA DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI ALLE SFIDE DELLA GLOBALIZZAZIONE“.

Consiglio la lettura del documento (segui il link qui).

Le vicende del convegno sono state riprese da Dario di Vico in un articolo sul corriere LE SCELTE DEL PD SUL LAVORO: MENO LIBERALI PIU’ LABURISTI.
Il titolo è chiaro e secondo me condivisibile. L’argomentazione di fondo è che il Programma di Veltroni al Lingotto nel 2008 ha rappresentato il momento in cui il liberalsocialismo italiano è sembrato darsi le ali per volare, oggi invece si sta attrezzando a recuperare una visione più tradizionale, diciamo (neo) laburista.

Più tranquilla da un punto di vista elettorale (siamo forse sicuri di non perdere consenso a sinistra, Vendola permettendo) ma poco coraggiosa e incapace di intercettare quell’elettorato mobile (non chiamiamolo più “di centro” o “moderato”, visto che ci ha fatto superare il quorum ai referendum e ha votato candidati non certo moderati a Milano e Napoli) che assegna al Partito Democratico, secondo le statistiche, il più ampio bacino elettorale potenziale, capace di portarlo oltre il 40%.

Il documento di Ichino (cofirmato comunque anche da Michela Salvati e Enrico Morando tra gli altri) ha smosso alcune acque portando Veltroni (e in parte anche Chiamparino su un altro comunicato stampa) a scrivere due righe di appoggio ufficiale al documento (leggi qui il testo), come dire: lo spirito del Lingotto sul tema rimane, almeno da parte del suo ispiratore!

Per gli appassionati consiglio anche la lettura di commenti di Ivan Scalfarotto, vice-presidente PD, tra i firmatari del documento e di Andrea Sarubbi, che abbiamo citato più volte in questo portale in quanto co-firmatario con Fabio Granata di Futuro e Libertà di una proposta di legge per estendere la cittadinanza italiana ai figli di immigrati nati in Italia.

Insomma la flexsecurity nel PD non è morta e credo che, per il nostro territorio (Alto Mantovano), sia un tema che possa ottenere un suo specifico e attento interesse, sia da parte dei lavoratori che da parte degli imprenditori.

… prossimamente su questi schermi.

NUOVO STATUTO DEI LAVORATORI: ICHINO INTERVIENE SU SACCONI

giovedì 7 ottobre 2010

mi pare degno di nota questo intervento di ICHINO sull’unità a proposito di Sacconi e della incapacità del nostro governo a gestire il tema del rinnovo dello statuto dei lavoratori.

CON UNA LETTERA A SINDACATI E IMPRENDITORI IL MINISTRO DEL LAVORO TROVA IL MODO PER RINVIARE SINE DIE IL DISCORSO SULLO “STATUTO DEI LAVORI”: LA SUA PRESENTAZIONE IN PARLAMENTO E’ RINVIATA… A QUANDO I DESTINATARI DELLA LETTERA SI SARANNO ACCORDATI SUL SUO CONTENUTO

Articolo pubblicato su l’Unità del 4 ottobre 2010

Ricordate la rubrica del Bertoldo intitolata “La Vedova scaltra”? Ogni settimana una vignetta presentava la vedova falsamente rassegnata a tornare al Creatore, che lo pregava così: “Fatemi solo vedere il giorno in cui tutti pagheranno le tasse, poi sono pronta a ricongiungermi al mio adorato marito”; oppure “Possa io solo vedere il giorno in cui le Poste torneranno a funzionare, poi sono pronta a lasciare questo mondo”. L’auspicio del nostro ineffabile ministro del Lavoro è lo stesso: “fatemi solo vedere l’accordo tra le parti sociali sul contenuto del nuovo Statuto dei lavori, e sarò pronto a presentarlo in Parlamento”.

(continua…)

Come parlare ai lavoratori?

sabato 8 maggio 2010
Come parlare ai lavoratori?
“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.
Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.
Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.
Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.
Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.
Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.
Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).
C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.
Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).
La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)
Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.
Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?
Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

“Parlare alla gente” è un ritornello che, giustamente, ci ripetiamo come una assoluta necessità per il Partito Democratico. Dobbiamo ritornare a parlare alla gente per onorare la nostra anima di partito popolare, che non vogliamo perdere, ma anche per darci gambe per un futuro di rinnovamento del paese.

Per parlare alla gente bisogna però avere una piattaforma politica prima ancora che “popolare” almeno condivisa.

Come coordinamento circoli dell’alto mantovano, ormai un anno fa abbiamo abbozzato un cammino di approfondimento e di condivisione sul tema del rinnovo del contratto del lavoro. La società cambia, le sensibilità delle giovani generazioni cambiano, le modalità di ingresso (e di uscita) del mercato del lavoro invece sono immutabili con tendenza al peggioramento. Mi riferisco in particolare al dualismo del mercato del lavoro tra “meno giovani assunti” e “giovani precari”.

Sarebbe questo un tema su cui il Partito Democratico DOVREBBE indirizzare a tutto il paese un messaggio chiaro, riformatore, sensibile ai diritti delle fasce più deboli (i lavoratori) ma orientato a favorire la competitività e la crescita delle imprese.

Fatta questa introduzione voglio evidenziare che il Partito Democratico ha ad oggi molta confusione in materia, oggettivata da ben tre diversi progetti di legge depositati in parlamento.

Al senato c’è la proposta di Pietro Ichino che prevede una durata di tre anni del contratto (che prevede licenziamento con indennizzo economico) con un “post” articolo 18 che scatta solo per licenziamenti soggettivi e non economici.

Poi c’è la proposta di Paolo Nerozzi (vedi http://www.paolonerozzi.it/blog/?p=160) di cui mi sfuggono sostanziali differenze rispetto a quella di Ichino se non una conferma più forte dell’articolo 18 (esclusi i casi di licenziamento economico).

C’è una terza proposta depositata alla Camera a firma Damiano-Madia che toglie le possibilità di licenziamento e introduce incentivi alla stabilizzazione del posto.

Stiamo parlando solo di proposte relativa al “Contratto di ingresso”, non ritorno a scavare sulle altre proposte che girano intorno al concetto di flexsecurity (Ichino e Boeri in primis).

La grande pazienza di Pietro Ichino interpreta la questione in questo modo: “da questi contributi nascerà auspicabilmente nelle prossime settimane – attraverso un dibattito che è già in corso – una indicazione unitaria del PD.” (vedi http://www.pietroichino.it/?cat=18 in cui si parla delle varie proposte attuali e passate per la regolamentazione del mercato del lavoro)

Non è però finita: sta scendendo in campo anche il segretario del PD Pierluigi Bersani che ha una idea ancora diversa dalle altre. Radicalmente diversa. Accantoniamo il contratto unico di inserimento perchè c’è bisogno di una “svolta culturale”. Il licenziamento non è il vero problema, non tocchiamo l’articolo 18 quindi (e le conseguenti riflessioni sulla flexsecurity) ma lavoriamo sulle tassazioni: taglio dei costi del contratto a tempo indeterminato e aumento dei costi dei contratti flessibili.

Se noi democratici del profondo nord leghista volessimo infiammare la passione delle classi lavoratrici con una proposta politica seria e lungimirante (e suscitare almeno la stima e il rispetto degli imprenditori) in che modo potremmo contare sulle strategie del nostro amato partito?

Credevo che questo fosse un tema su cui si potesse “dire qualcosa” ai nostri concittadini. Evidentemente è ancora presto. Auspico che il lavoro di Bersani, sebbene sembri ignorare del tutto le elaborazioni dei vari Ichino, Boeri, Nerozzi, Damiano hanno fatto in questi anni, porti in tempi ragionevoli ad una proposta “aggressiva e popolare”, come Veltroni, e probabilmente anche noi, vorremmo l’interno nostro partito.

1 Maggio a Medole

sabato 17 aprile 2010

1_MAGGIO_20101