DIVIETO DEL BURQA: UN APPROCCIO CONDIVISIBILE
giovedì 7 ottobre 2010Ieri (6 ottobre) il sottosegretario all’Interno Mantovano ha illustrato il parere inviato dal Ministro Maroni alla commissione affari costituzionali della Camera, che sta esaminando una serie di proposte di legge per introdurre il divieto del burqa. Corriere della Sera riporta: “Il governo: vietare il burqa ma senza nominare l’islam”. Il governo suggerisce al Parlamento di disciplinare la materia facendo riferimento esclusivo a profili di ordine pubblico, in modo da deconfessionalizzare la legge. Si è deciso quindi di accogliere il parere espresso nei mesi scorsi dal “comitato per l’Islam italiano”, che aveva sottolineato come il Corano non citasse mai l’uso del niqab e del burqa.
Se ne occupa anche La Repubblica secondo cui il governo ha dato le seguenti indicazioni ai legislatori: bisogna tener conto della “considerazione di ordine pubblico” secondo cui “persone travisate in modo da non essere riconoscibili non possono essere identificate dalle forze dell’ordine, individuate dai conoscenti e, se del caso, descritte dai testimoni. La riconoscibilità delle persone deve essere garantita, tanto più a fronte del rischio internazionale collegato al terrorismo”. Ma il governo raccomanda di “omettere dai testi di legge ogni riferimento alla religione all’Islam, limitandosi alla formulazione secondo cui nel divieto devono da intendersi compresi gli indumenti denominati burqa e niqab, prescindendo dalle motivazioni che spingono le persone a indossarli”. Si suggerisce anche di introdurre norme per cui l’autorità locale di pubblica sicurezza può prevedere deroghe al divieto all’interno di luoghi aperti al pubblico, che consentirebbe di indossarli dalle moschee.
Questo approccio mi pare interessante e condivisibile. Ci sono obiettive questioni di ordine pubblico in ballo, per esempio la legge potrebbe estendersi ai “blackblock” delle manifestazioni noglobal (vedi foto).

E’ evidente che c’è da parte di tanti il rifiuto del burqa e del niqab in quanto simboli e strumenti della sottomissione femminile. Il permesso di indossarli all’interno delle moschee mi pare escluda imposizioni statali sulle modalità di culto, fatto salvo però che non confliggano con la nostra tradizione occidentale di diritti civili e con le esigenze di tutti ad un sufficiente livello di sicurezza.
Che ne dite?
GIOVANI DEMOCRATICI DI MANTOVA