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	<title>I Democratici &#187; società aperta</title>
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		<title>C’è un progetto PD per la società multiculturale?</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 23:24:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilario Gavioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[IL PROFILO RIFORMISTA]]></category>
		<category><![CDATA[apartheid]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo interculturale]]></category>
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		<description><![CDATA[Anna Casella Paltrinieri, di Castelgoffredo, ricercatrice e professore aggregato di Antropologia culturale.  Insegna alla Cattolica e tiene corsi in vari altri istituti di studi e di ricerca.
Con un suo articolo breve ma tagliente variamo la sezione &#8220;IL PROFILO RIFORMISTA&#8221;, in cui cercheremo di raccogliere contributi di tipo teorico su temi fondamentali e proposte forti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anna Casella Paltrinieri, di Castelgoffredo, ricercatrice e professore aggregato di Antropologia culturale.  Insegna alla Cattolica e tiene corsi in vari altri istituti di studi e di ricerca.</p>
<p>Con un suo articolo breve ma tagliente variamo la sezione &#8220;IL PROFILO RIFORMISTA&#8221;, in cui cercheremo di raccogliere contributi di tipo teorico su temi fondamentali e proposte forti che si muovono dentro il PD.</p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<br />
C’è un progetto Pd per la società multiculturale?</p>
<p>Devo dire che sono molto contenta del corso che sta prendendo il PD. Ho sentito domenica il discorso di Franceschini a conclusione dell’incontro di Amalfi e mi sono rallegrata. Le idee espresse sulla green economy come modo per uscire dalla crisi, sul no al nucleare (grazie a Dio) e sulla ricerca piuttosto di energie alternative, ma anche il costante appello ai giovani, mi paiono finalmente buone idee, alternative al non pensiero della destra. Così l’insistenza sui valori e sulla importanza di costruire su questi (e non sugli interessi) il progetto politico.<br />
C’è però un argomento che, mi pare, emerge ancora poco e non ne capisco il perché. È l’argomento relativo alla <strong>società multiculturale</strong>.</p>
<p><span id="more-493"></span><br />
O, se preferiamo, relativo agli <strong>stranieri e alle politiche nei loro riguardi</strong>. Su questi temi non si vede (o, almeno, io non vedo) nello schieramento democratico una idea precisa. Certo, ci si esprime per l’accoglienza, la tolleranza, l’eguaglianza. Tutte cose giuste.<br />
Che però vanno di pari passo (almeno nel sentire comune, anche della gente più ben disposta) con dichiarazioni relative alla necessità che gli stranieri rispettino le regole, si integrino. Fin troppo facile osservare come non sia affatto chiaro cosa questo significhi.<br />
“Quali” regole deve rispettare lo straniero? Uno straniero integrato è uno che si adegua al modo di vivere italiano? Che chiede la cittadinanza? Che vive a modo suo ma non disturba gli altri?<br />
Non è una semplice questione accademica: in gioco, mi pare, c’è l’idea di società del futuro che vorremmo avere. Comporta argomenti come la giustizia sociale, l’eguaglianza, la coesione sociale. Posto che gli stranieri sono in mezzo a noi, che ormai abbiamo seconde generazioni di giovani nati in Italia e che sarebbero stranieri nei paesi d’origine dei loro genitori, posto che le comunità di stranieri si sono ormai organizzare al loro interno con progetti culturali e, spesso, politici, la domanda che resta in sospeso è: <strong>quale spazio vogliamo dare loro?<br />
<span style="font-weight: normal;">Paradossalmente, chi ha le idee più chiare a riguardo è la Lega. Che ha pensato ad </span>un apartheid per il quale gli stranieri che riescono a rimanere qui avranno uno statuto giuridico inferiore a quello degli italiani<span style="font-weight: normal;">. Ad esempio, non avranno diritto alla casa come gli italiani, non al bonus bebè (vedi la vicenda di Brescia) saranno collocati in classi-ponte o più semplicemente classi separate, non saranno curati se clandestini, se sono Rom verrà loro imposto di sgombrare i campi nomadi o di sottoporsi a schedatura e via dicendo.<br />
<strong>Una società gerarchica, diseguale, nella quale i diritti pieni sono solo degli autoctoni.</strong> Nessuno di noi, ovviamente, pensa o vuole questo. Ma la domanda resta: quale idea alternativa di società multiculturale portiamo avanti? Si tratta di cose molto pratiche: </span>si o no al voto agli immigrati?<span style="font-weight: normal;"> Quale lo status dei giovani nati in Italia da genitori stranieri? </span>Quale tipo di assistenza ai clandestini?<span style="font-weight: normal;"> Come garantire l’eguaglianza nell’esercizio della giustizia? </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-weight: normal;">Durante la campagna elettorale sui temi della sicurezza la sinistra si è sostanzialmente allineata alla “agenda” dettata dai partiti oggi al governo. Ma il problema della sicurezza è trasversale alle culture: riguarda gli italiani e gli stranieri, come il problema della educazione delle nuove generazioni e il problema di come “vivere” la città…Voglio dire, in sostanza, che occorre confrontarsi, tra di noi e con le comunità di stranieri, su </span>cosa significhi “integrazione” e “multi cultura”<span style="font-weight: normal;">. Come sappiamo i progetti migratori degli stranieri sono i più eterogenei: vanno indagati, capiti e, soprattutto, va capito </span>in che modo potrà essere organizzata la convivenza tra comunità che non condividono lo stesso orizzonte culturale e valoriale<span style="font-weight: normal;">.<br />
Sappiamo di comunità che organizzano scuole, sistemi di mutuo-aiuto, che partecipano alla vita amministrativa con comitati di quartiere…Sono divenute soggetti “politici” che perseguono una loro strategia. A mio parere occorre collocare la riflessione sulla multicultura in una cornice politica e giuridica. Faccio un esempio: nel dopoguerra l’accordo Gruber-De Gasperi portò alla conclusione della questione alto-atesina. Si riconobbe la specificità culturale dei tirolesi e si definirono le loro sfere di autonomia.<br />
La stessa cosa potrebbe essere pensata con le comunità straniere, riconosciute come minoranze culturali all’interno dello stato italiano e all’interno delle nostre comunità? In questo senso, ad esempio, si è mosso ormai da tre decenni, il Canada, paese che ha nella costituzione il riferimento al multiculturalismo. E, relativamente al dialogo interculturale (argomento che sembra ormai passato di moda) non sarà il caso di uscire dalle nebbie e orientarlo al fine di definire concretamente quali regole siano necessarie per la condivisione dello stesso territorio?</span></strong></p>
<p>Anna Casella Paltrinieri</p>
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		<title>No all&#8217;oscurantismo della Lega</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 2009 15:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabrizio Quadrani</dc:creator>
				<category><![CDATA[DAI COMUNI]]></category>
		<category><![CDATA[IDEE]]></category>
		<category><![CDATA[castiglione]]></category>
		<category><![CDATA[moschea]]></category>
		<category><![CDATA[oscurantismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Da alcuni mesi a Castiglione delle Stiviere la Lega Nord sta conducendo una campagna &#8220;contro la moschea&#8221;, fondata su di una strumentale opera di disinformazione  e mirante a fomentare diffidenza e rifiuto rispetto a tutto quanto possa essere assimilabile a cultura  extracomunitaria.
Si spiegano soltanto in questo modo la scelta di raccogliere le firme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da alcuni mesi a Castiglione delle Stiviere la Lega Nord sta conducendo una campagna &#8220;contro la moschea&#8221;, fondata su di una strumentale opera di disinformazione  e mirante a fomentare diffidenza e rifiuto rispetto a tutto quanto possa essere assimilabile a cultura  extracomunitaria.</p>
<p>Si spiegano soltanto in questo modo la scelta di raccogliere le firme per la promozione di un referendum che, ai sensi del regolamento del Consiglio Comunale, non è posssibile tenere e la pervicacia, veramente degna di miglior causa, con la quale si tenta di ostacolare l&#8217;apertura di un centro culturale islamico.<br />
Si è parlato,qualche tempo fa, di possibili collegamenti col terrorismo internazionale; si parla ora di &#8220;gente che non rispetta le leggi&#8221;, fingendo di ignorare che l&#8217;amministrazione della quale i leghisti fanno parte sta trattando da mesi con i rappresentanti della comunità islamica, allo scopo di trovare una sede idonea per attività che sono lecite,regolate dalla legge e sancite quale diritto costituzionale.</p>
<p>Noi riteniamo che esistano le condizioni per coniugare rispetto della legge,tutela della sicurezza e rispetto delle libertà costituzionalmente garantite.</p>
<p><span id="more-450"></span>Operano ,anche a Castiglione delle Stiviere,forze dell&#8217;ordine (Carabinieri,Polizia Locale) alle quali gli ordinamenti esistenti affidano il compito di tutelare la sicurezza dei cittadini ed il rispetto delle regole del vivere civile:non abbiamo dubbio alcuno sul rigore e sulla professionalità coi quali quato compito viene svolto.<br />
Esiste la Costituzione, che (almeno fino a quando non verrà cambiata) sancisce la libertà di riunione  e di  fede religiosa per tutti i cittadini.<br />
Governa, nella città di S.Luigi, un Sindaco che, dopo qualche dilazione di troppo, ha opportunamente ri-aperto il confronto sulla sicurezza e sulla qualità della vita urbana con il Comitato dei &#8220;Cinque Continenti&#8221;, del quale fanno parte diversi cittadini stranieri di fede islamica<br />
Questi cittadini, residenti ormai da anni nella nostra città,sono persone dabbene, quando chiedono sicurezza per sè e per le proprie famiglie e diventano potenziali delinquenti, quando cercano un luogo dentro il quale riunirsi per condividere la propria fede?<br />
Come diceva Totò (il comico &#8220;assoluto&#8221;, l&#8217;insuperabile), &#8220;ogni limite ha la sua pazienza&#8221;&#8230;<br />
L&#8217;apertura di un centro culturale islamico può non suscitare particolari entusiasmi nei cattolici e/o in chi è laico, ma non va boicottata; tale apertura, infatti, costituisce concreto segno di tolleranza e di rispetto reciproco, fondamenti di quella che un grande filosofo liberale, Karl Popper, ha chiamato la &#8220;società aperta&#8221;.</p>
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