UN NERO CHE PARLA DI PATRIA E PADRI FONDATORI
La scena di Obama che fa il primo discorso dopo la vittoria e parla dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America mi ha molto impressionato e mi ha rimandato immediatamente alle xenofobie leghiste.
Gli stranieri e i diversi sono percepiti come dei nemici che vogliono distruggere la nostra società e soffocare la nostra cultura.
La vittoria di Obama, un americano di appena seconda generazione, figlio di un immigrato, mette in evidenza la forza del sogno americano, della unità della nazione, di un sistema di valori che coinvolge, che unifica, che crea identità
La stragrande maggioranza degli americani sente l’Obama “nero” come uno di loro, un americano senza se e senza ma, un americano con le stesse opportunità degli altri americani.
La vittoria di Obama fa sentire quanto siano limitate e meschine le paure del diverso, la voglia di emarginazione degli immigrati, l’assurdo senso di assedio. Invece che far prevalere il senso di una identità culturale, civile e morale basata sulla condivisione dei nostri valori in Italia passa lo slogan “mandiamoli a casa”, teniamoli in classi separate, prendiamo le impronte digitali. Erigiamo muri contro i barbari.
L’America liberista ci dà una lezione di democrazia e di forza morale.
Qualsiasi suo figlio, anche il nero afroamericano, può incarnare il suo sogno e il suo orizzonte ideale più autentico.
Qualsiasi suo figlio può diventare il presidente degli Stati Uniti di America.
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